lunedì 24 febbraio 2014
Come se fosse...Antani
Si è concluso poche ore fa il discorso al senato di Matteo Renzi, decisamente contestato per la scarsità di conteuti . Il nuovo premier ha sfoggiato un invidiabile politichese. Sembrano passati anni da quando il Sueddeutsche Zeitung aveva definito il sindaco di Firenze per antonomasia, "the heir of Machiavelli".
."The Bavarian paper said the PD leader apparently acted on a key precept of power plays laid down in Machiavelli's masterpiece The Prince when he "threw party friend Enrico Letta out the 0window very coldly".
Insomma la liquidazione del compagno di partito, Enrico letta, è stato interpretato dal SZ come una manovra degna degli intrighi della realpolitik del Principe.
Prima di soffermarci sul balletto che vedrà protagonisti il neopremier Renzi e Bruxelles nella ricerca dell'accordo che dovrebbe permettere all'Italia di sforare il limite del deficit fissato al 3% dal trattato di Maastricht, è utile analizzare lo scenario all'interno del quale si immergerà il nuovo premier.
Renzi vede un'intesa con il Nuovo Centro Destra costretto da esigenze di pura sopravvivenza a votare la fiducia al governo. Alfano sa benissimo che se il flirt Berlusconi-Renzi continuasse, probabilmente si troverebbe politicamente isolato e difficilmente la falange dei dissidenti nata dalla costola di Forza Italia supererebbe lo sbarramento alle prossime elezioni. Il PD è perennemente spaccato dalle faide interne, tuttavia si troverà a votare la fiducia al nuovo governo per salvare la faccia e non favorire Berlusconi. Berlusconi, a sua volta ha quella sua consumata capacità di vedere lontano e appoggia Renzi consapevole della debolezza delle premesse e probabilmente spera che il governo non veda la fine del 2014.
Per molti Renzi, da buon giovane aspirante suicida, ha accettato di buon grado la guida del nuovo governo mentre i "rottamati" vanno a riciclarsi nel parlamento europeo, con l'assicurazione in tasca di un collegio sicuro, in attesa di svernare e ritornare con un lifting politico sulla scena italiana.
Insomma, la sinistra rischia di veder bruciato il suo pupillo a causa di scelte impopolari, da cui lo stesso Renzi voleva sottrarsi comprando tempo dall'UE con accordi sul tetto del deficit; Tempo che avrebbe voluto utilizzare per fare qualche riforma e far quadrare i conti senza sporcarsi di fango e evitando accuratamente questioni spinose come l'aumento per via diretta o indiretta della pressione fiscale.
Profetico il Frankfurter Allgemeine Zeitung, che...
"warned Renzi that he could be "the next giraffe" destroyed by the PD, recalling this week's headline-grabbing case at a Danish zoo."
Purtroppo, lo vedremo dopo, questi accordi con l'UE sono lontani, nonostante qualcuno avesse intravisto delle ambiguità nelle parole del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem.
Investireoggi riporta in un articolo del 19 febbrio che potete leggere in versione integrale qui:
"...Una timida apertura è arrivata in tal senso dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, il quale ha affermato che la UE potrebbe concedere più tempo per il risanamento dei conti, chiedendo in cambio determinate condizioni. Le parole di Dijsselbloem sono state avvertite in Italia come una sorta di via libera all’infrazione del tetto al deficit del 3%. In realtà, come spiega benissimo anche il commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, si tratta di valutare se l’Italia presenterà un piano credibile di riforme, che potrebbe consentirle di ottenere un maggiore spazio di manovra sui conti pubblici, ma sempre restando sotto il 3%."
Chiaro no? L'EU non ci reputa all'altezza di intraprendere "pericolose manovre economiche" e minaccia sanzioni.
Peccato che ad alimentare la fiducia di Renzi c'era un precedente di una analoga richiesta del 2003 da parte di Francia e Germania, Paesi questi, decisamente più credibili, con un debito che permetteva loro più ampi margini di libertà e con un piano di riforme che stanno dando i loro frutti.
In sintesi le speranze di Renzi, che lo hanno indotto ad accettare le regole di questo pericolosissimo gioco sono:
La possibilità di trovare un accordo per superare il tetto del deficit al 3%. In questo modo avrebbe trovato il tempo di fare le riforme ed investire gli ipotetici frutti della spending review di Letta, soldi che devono trovare ancora una loro specifica collocazione.
Il tempo comprato, doveva servire a mantenere alta la fiducia all'interno dei gruppi parlamentari che avevano appoggiato il governo, fare le riforme e creare un ottimo precedente per assicurarsi consensi alle prossime elezioni con buona pace dei 5 stelle che avrebbero pagato per il loro ostruzionismo.
Se tutto va in m...alora, dare la colpa all'Europa e cavalcare l'onda dell'anti europeismo.
Insomma, mica male per uno così giovane. Renzi conosce bene le dinamiche dei governi di larghe intese. Le dinamiche interne sono state chiare con Monti e poi con Letta. La formazione di un nuovo governo richiede tempo, così come richiede tempo rendere operativo il nuovo ingranaggio politico. Il tempo, qualcuno diceva, è denaro ed è decisamente vero.
Ogni nuovo governo trova sulla sua scrivania 2 o 3 problemucci che hanno a che fare solitamente con qualche falla finanziaria da tappare immediatamente. Prima di cominciare a pensare alle riforme queste falle hanno la priorità, richiedono interventi tempestivi che prevedono generalmente l'ingresso del cetriolo, voi sapete dove, con disappunto dell'ortolano che comincia ad esprimere il suo dissenso.
Diciamo che è esattamente questo il problema dei governi di larghe intese, nascono per prendere decisioni impopolari, le prendono, perdendo di popolarità ed esaurendo contemporaneamente consensi. Ora, nessuno dopo un po' se la sente di sostenere un governo impopolare, non sia mai che ci si prenda le proprie responsabilità. Semplicemente i partiti cominciano progressivamente ad allontanarsi dal governo per dissociarsi dalle stesse azioni di governo che lo hanno reso impopolare, il governo perde forza e sprofonda. Questa serie di azioni potrebbe ipoticamente continuare all'infinito.
Renzi tuttavia sperava di sottrarsi a questo circolo vizioso semplicemente chiedendo all'Europa di fare debiti per evitare la tappa delle decisioni impopolari e passare direttamente alle riforme.
Ma come sempre le cose sono più complicate di così. Renzi, nel dubbio, mentre in Italia recita la parte dell'uomo che crede nell'Europa, viene visto all'estero con il sospetto di chi è in procinto di scaricare i propri fallimenti puntanto il dito sull'Europa stessa.
Cito il Financial Times:
"the 39-year-old incoming prime minister has signalled a willingness to confront Brussels more directly than either of his two predecessors, Enrico Letta and Mario Monti – a stance that could strengthen his centre-left Democratic party in May’s parliamentary election where anti-EU sentiment is expected to be high."
Sempre dalle dichiarazioni raccolte dal FT possiamo intuire che l'Europa reputa l'idea di Renzi e la sua richiesta di flessibilità sul debito quantomeno "malsana" quindi non si prevedono accordi di qui a breve. Certo, le sue richieste potrebbero coincidere con il semestre italiano al parlamento europeo, Renzi potrebbe aver visto questo varco, ma personalmente dubito che sia sufficiente.
Il Financial Times aveva messo in guardia renzi: (articolo completo qui)
"Brussels has warned Rome it is unwilling to bend tough EU budget rules despite promises by incoming prime minister Matteo Renzi of a sweeping four-month reform programme aimed at reviving Italy’s moribund economy. The EU’s concern, conveyed diplomatically in public but more directly in private, is that Mr Renzi will use the reform mantle to breach a Brussels-mandated deficit limit of 3 per cent of economic output and to flout requirements to pay down Italy’s €2,000bn public debt."
A quanto pare, l'UE non ha intenzione di piegarsi alle richieste di Renzi.
Per concludere, devo ammettere che nonostante la strategia del neopremier possa risultare fallimentare ho riscontrato una sorta di armonia che denota un acume politico invidiabile che ha richiesto da parte mia alcune ore di indagine. Riassumiamo gli elementi della strategia di Renzi in Europa.
Bypassare la rovina sistematica dei governi di larghe intese evitando di prendere da subito decisioni impopolari e "comprare tempo" accordandosi su un tetto flessibile del debito che permette di fare le riforme rimanendo coperto nel caso in cui il tetto del 3% venga superato.
Mantenere la spinta propulsiva facendo le riforme e mantenendo intatta la fiducia dei gruppi parlamentari. (Eventuali colpi di coda da parte di Berlusconi sono un rischio costante.)
I "rottamati", che andranno a svernare in Europa, rimangono comunque il massimo della competenza politica che ci possiamo permettere (magra consolazione) ma ho il sospetto che la loro esperienza è più utile nel parlamento europeo per sostenere Renzi e fare pressione perchè le sue richieste vengano accettate.
L'importante concomitanza con il semestre europeo italiano.
Tutti questi punti se avessero un filo conduttore comune sarebbero il fulcro di una strategia a dir poco ingegnosa e coordinata, il tutto coadiuvato da una sempre sperata intraprendenza politica che renderebbe Renzi il premier giusto per un'Italia in crisi.
I dubbi restano 2:
Come si muoverà Berlusconi? Di certo non starà a guardare un eventuale successo di Renzi di cui auspica un suicidio politico.
Il secondo dubbio riguarda la bontà delle riforme, se queste risulteranno essere efficaci sarebbero la ciliegina sulla torta della strategia renziana o, in alternativa, la fine di un leader e di tutti i possibili rapporti di fiducia con l'UE.
Come sempre, nella storia del nostro Paese, il fattore c. determina il destino di un intero popolo di cui comprendo ora la corretta funzione della simbiosi con il rosario.
Vassili.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/english/2014/02/15/Renzi-heir-Machiavelli-says-German-daily-SZ_10082229.html
http://www.ft.com/intl/cms/s/0/0e29f3ee-98b3-11e3-8503-00144feab7de.html#axzz2uFz2h1U5
http://www.investireoggi.it/economia/deficit-3-il-balletto-europeo-con-renzi-ecco-perche-bruxelles-sembra-ambigua/?refresh_ce
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