giovedì 27 febbraio 2014

KILL..KILL..KILL (Grillinator)





Immaginate un uomo  , anzi, due, che decidono di creare un partito. La prima cosa sui cui dovranno accordarsi è il target del partito stesso. Gli interessi di chi vengono tutelati? Quale la "supply chain" del prodotto politico, e quali i mezzi di diffusione?

Così la catena di distribuzione diventa internet, un canale ancora non saturato dalle forze politiche preesistenti ma soprattutto uno strumento "plastico" che reagisce velocemente ai cambiamenti e, ancora più importante, capace di alleviare quel senso di abbandono e distacco che è un prodotto collaterale della democrazia rappresentativa.

Nascono così Grillo,Casaleggio e associati che impiantano un laboratorio politico in un Paese esasperato. Attraverso internet nasce la "democrazia diretta" e imposta come target le vittime della crisi economica, un substrato destinato ad ampliarsi progressivamente. Abbiamo il target. abbiamo i mezzi di diffusione e la catena di distribuzione.

Cosa manca, cosa manca? Ah! giusto...un programma, ma soprattutto, un nemico.

Il nemico diventa la classe politica corrotta e tutto l'organismo del movimento emergente viene programmato, ingegnerizzato per la distruzione della classe politica. Il movimento quindi nasce da un problema che si propone di risolvere per mezzo di una campagna di epurazione. Si forma l'embrione di una chimera che si nutre e cresce grazie alla spinta di chi ne sostiene la necessità, in una parola, l'elettorato.
Il fenomeno si espande e la chimera cresce e i suoi ideatori, sviluppano una sorta di complesso del creatore che li induce a credere di poter controllare la loro chimera solo perchè essa è stata concepita dalla loro mente. Tutto scorre, il consenso cresce e la chimera si ingrossa, ci sono piccoli e isolati problemi di controllo che vengono risolti con l'eliminazione di appendici di dissenso utilizzando gli stessi strumenti di consenso che hanno reso forte la chimera.

Facciamo un piccolo passo indietro.

La chimera, fin dalla fase embrionale viene programmata per la distruzione, come ogni gruppo rivoluzionario si forma per eliminare un nemico comune. Nel momento in cui riesce a raggiungere il suo obbiettivo, la domanda sorge spontanea, il gruppo rivoluzionario riesce autonomamente, senza esercitare alcun tipo di "lavoro", a riprogrammarsi per fare fronte ai nuovi scenari?
No, purtroppo, la storia ci insegna che se io metto insieme un numero sufficiente di persone con uno scopo comune, anche se questo scopo viene raggiunto l'"organismo" continua a svolgere la sua funzione originale.
Mi spiego meglio.
Analizziamo 2 possibili scenari;
1     
 Il) Il movimento rivoluzionario x nasce per contrastare ed eliminare uno specifico obbiettivo, per  i rivoluzionari russi, all' avvento della rivoluzione, l'obbiettivo da eliminare era la nobilità nella Russia degli zar, ci riescono. Questo ferma le epurazioni? No. L’apparato è programmato per l’eliminazione e continua a svolgere la sua funzione fino a regredire progressivamente e tornare allo stadio embrionale. A questo punto può essere riprogrammato e ne segue un ulteriore espansione. Si viene quindi a configurare un ciclo virtualmente infinito di “espansione/regressione/riprogrammazione/espansione”.

Perché questo accade?

La metafora più azzeccata è quella dell’ alveare. Immaginate un alveare pieno di api che lavorano per uno scopo comune, le api fanno quello che devono fare, perché programmate in un certo modo. Fino a quando possono svolgere il loro lavoro, esse rimangono all’interno dell’alveare. Quando il compito viene svolto senza soluzioni di continuo, a quel punto, una sorta di drenaggio fisiologico svuota progressivamente l’alveare. Nel caso degli esseri umani, quando l’”alveare” è sufficientemente vuoto le interazioni sono abbastanza rade da permettere un vero scambio, un dialogo capace di riprogrammare l’organismo stesso. Ora, una nota.



Se visito il blog di Grillo mi rendo conto che è ancora una sorta di alveare sovraffollato dove ogni divergenza viene appiattita dalle innumerevoli interazioni che circondano il singolo. Cosa coordina ancora le attività dell’alveare quando l’opinione dei singoli è una sorta di soffio in mezzo ad una tempesta (quindi trascurabile)?

Tutto viene tenuto in piedi dal programma originale, fino a quando il programma originale (distruggere.classepolitica.exe) continua a girare. Attenzione, Grillo ha solo l’illusione di controllare la sua creatura e anche molti suoi oppositori  si ostinano a credere in questo suo ipotetico potere. Se Grillo si discostasse dal programma originale, “distruggere la politica” verrebbe epurato a sua volta, per questo continua imperterrito su questa linea arrivando a sfiorare il ridicolo. Facendo così mantiene la sua illusione, lui e Casaleggio CREDONO di tenere le redini della loro chimera. Ma non è così.

A questo punto qualcuno potrebbe dire che non ha senso ciò che dico, perché se il programma originale viene rispettato e continua a girare non si spiega la spaccatura del movimento.

In realtà la rottura deve essere vista in una chiave diversa, come se fosse una sorta di autofagia.

E arriviamo dunque al secondo scenario, cosa succede se il movimento rivoluzionario "y" fallisce miseramente nel suo intento, ossia nell’eliminazione del nemico? Semplicemente continua imperterrito a fare quello che è programmato per fare, distruggere. Quello che si presterà ai nostri occhi in questo caso è una sorta di malattia autoimmune, o meglio, una autofagia, l’organismo si distrugge da solo. Il movimento 5 stelle non è riuscito nel suo intento ma continua a fare quello per cui è programmato, distruggere, anche se stesso. Anche il secondo scenario ha buone evidenze storiche.  

Se l’alveare sopravvive integro fino a quando può svolgere il suo compito, quando non ci riesce il meccanismo si inceppa e continua imperterrito a fare quello che sa fare. Perché il trend non cambia nonostante cambi la situazione?

Semplice, le api che rimangono dentro l’alveare sono quelle che continuano a seguire il programma, il programma non viene intaccato per 2 motivi, il primo è che non è possibile superare l’inerzia, Asimov la chiamava “massa inerziale umana”, se un gruppo folto di persone seguono una direzione la deviazione della traiettoria è tanto più difficile tanto maggiore è la massa inerziale. Il problema è che (hahahahah) questa è la cosa divertente, per cambiare direzione è necessario un dialogo che non può esserci se la massa è troppo grande, quindi il mondo cambia intorno a te e tu non riesci a deviare la traiettoria della massa umana per fargli fare qualcosa di produttivo adattandosi alla situazione.
Il secondo motivo risulta essere ancora più intuitivo, se le api restano nell’alveare sono costrette a girare con il programma dell’alveare stesso.

Questo è il concetto base che spiega abbastanza bene perché nonostante la situazione intorno cambi un numero enorme di persone pare non se ne accorgano. Se ne accorgeranno quando rimarranno in 2 o 3000 persone e potranno guardarsi negli occhi.
Le api che escono progressivamente dall’alveare del M5S non escono perché il programma non viene rispettato, ma perché l’autofagia li spaventa, ma l’elettorato RIMANE. Una spaccatura nel M5S? Forse, ma chi rimane all’interno dell’alveare è perché è disposto ad accettare il programma originale, chi è fuori, è fuori, esce dal sistema non influisce in modo determinante.

Chi auspica la fine del M5S dopo le recenti epurazioni si copre di ridicolo, perché quando Grillo vedrà che sta perdendo consensi non ci sarà nessun collasso ma semplicemente un drenaggio fisiologico fino a che non restano in pochi, si guardano negli occhi e la strategia viene rielaborata, il drenaggio post epurazioni è ancora insufficiente per permettere il verificarsi di questi scenari, mettetevi l’anima in pace. Arriverà il giorno in cui forse arriveranno al dialogo, ma a quel punto il M5S non sarà più un vero problema perché non supererà lo sbarramento.

Una cosa però dobbiamo imparare da questa esperienza, che nessuno può controllare davvero una chimera e che bisogna stare attenti a come la si programma, proprio perché se essa cresce è possibile cavalcarla, ma il programma che la fa girare deve essere costruttivo, non distruttivo perché la riprogrammazione è estremamente difficoltosa.

Morale della favola:
Se volete sedervi su un drago, assicuratevi che sia addestrato bene.

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