mercoledì 4 settembre 2013

Libertà, un tot al chilo (piccola riflessione)

-Scusi. un Kg di pane…
-Sono 10 unità di libertà
-Ecco a lei…
La ringrazio. buona giornata.

Sembra paradossale, ma non lo è.
La storia ci ha sempre insegnato che la libertà può divenire un’ottima valuta di scambio.

Non ho intenzione di fare un ragionamento storico, non voglio fare propaganda, quello che segue è solo una riflessione sui motivi che possono spingere un essere umano a cedere i suoi diritti per inseguire una visione, un’illusione.

Mi trovo sempre a sorridere quando parlo con certi sostenitori del nazionalismo, il fatto è che loro spesso hanno le idee chiare su come dovrebbero andare le cose in un Paese, questo bisogna ammetterlo. Purtroppo hanno sempre quel piccolo difettuccio, che risiede nel fatto che per far reggere le loro tesi e per costruire il loro mondo, dovrebbero invadere la libertà altrui, la mia compresa.

Ovviamente non vi sto a dire che la cosa mi sta sul culo. 

No, nessuno venga a farmi dietrologia sul significato della libertà. Partiamo dal presupposto che la libertà è uno stato mentale che si riflette nella possibilità di compiere determinate azioni.
Non esiste la libertà se non in un’ottica di “poter fare”. Ogni epoca ha la sua libertà, circoscritta da confini che la limitano e che sono sempre apparsi limitanti per alcuni, meno per altri. 


Nessuno può fare della libertà la propria bandiera, non può farlo il nazionalismo, non può farlo la democrazia o l’anarchia. Nessun sistema è capace di garantire LA libertà.

Ovviamente, credo sia possibile ampliare il ventaglio delle possibilità di ogni individuo in modo tale che riesca a vivere il proprio SENSO di libertà

Una società civile deve essere consapevole che non può fare a meno di espandere il ventaglio del “poter fare” di ogni individuo, meno che non voglia essere un fattore limitante per la crescita spirituale e culturale di ognuno.

Proprio questo i nazionalisti stentano a comprendere, probabilmente una economia strettamente controllata e gestita in modo corretto può anche arrivare a raddoppiare o triplicare il PIL. Almeno da quanto loro sostengono circa l’applicazione dei principi nazionalisti in altri Paesi, spesso del terzo mondo.

L’applicazione dei principi del nazionalismo sono stati in grado di aumentare la produttività del Paese, migliorare la qualità della vita, che ancora in modo ottuso si continua a giudicare esclusivamente dai consumi e non dalla produzione innovazioni culturali o dal contributo che una nazione offre all’espansione del libero pensiero.

Ovviamente, il libero pensiero non può prescindere dall’incontro e dallo scontro di opinioni differenti.
Il difettuccio insignificante delle forme conosciute e applicate del nazionalismo risiede nel fatto che per far si che il “Paese ideale” funzioni si necessita di una straordinaria omologazione del pensiero. Se l’ingranaggio si inceppa il sistema comincia a crollare. Lo sapevano bene i vari Stalin e i vari Hitler per questo le “purghe” erano all’ordine del giorno.

Qualcuno potrà dire che l’omologazione del pensiero esiste anche oggi. Non posso che dire che è vero, tuttavia, in uno stato fascista o comunista, queste mie parole potrebbero essere affogate nel mio stesso sangue. Con il sistema attuale no, e questa è una scomoda verità per alcuni.

A me sarebbe impossibile scrivere quello che più mi piace e a voi di leggere quello che più vi pare. Ritengo il potermi esprimere così liberamente una componente essenziale del mio “poter fare”. La domanda è…

Quando sarei disposto restringere il mio ventaglio di possibilità in favore di provvedimenti che implichino una costrizione delle stesse?

Bè, semplicemente ho il brutto vizio mangiare e quello purtroppo ha la priorità, nulla può essere fatto senza niente nello stomaco e non so fino a che punto preferirei scrivere sul mio blog invece di mangiare.

Se ci sono grandi eroi pronti a morire per le proprie idee, questo è il momento di abbandonare il post.

Trovo ridicolo che ci sia gente che pensi di sapere cosa farebbe in situazioni che non ha mai vissuto.
La mia non è un'ammissione di viltà, ma un monito.

L’attuale sistema è quello della democrazia rappresentativa, quindi no, non sta scritto in nessun cazzo di posto che dovete decidere voi sulle politiche di un Paese. Il vostro diritto/dovere è quello di votare, dato che la maggior parte della popolazione è incompetente sulla maggior parte degli argomenti che permeano la vita politica di un Paese, fate un atto di umiltà e mettetevi da parte.

 Non siete in grado, non che i politici che abbiamo siano competenti ,ma la presunzione di saper fare di meglio è irritante.

Probabilmente nell’era post Grillo può sembrare assurdo, ma il voto ha un potere enorme. E questo non sempre è un vantaggio. Tuttavia il fatto di poter deporre “dittature a tempo determinato” mettendo una scheda in un buco rappresenta già un’ottima conquista. Che poi mettiate crocette a cazzo di cane come negli ultimi 40-50 anni è solo un sintomo di quanto disastrosa sarebbe la democrazia diretta.

Ovviamente, in un sistema autoritario come quello basato sui principi nazionalisti questa possibilità viene meno. In pratica ai fascisti la democrazia potrà fare anche schifo, ma nel momento in cui uno Stato fascista cominciasse a fare delle immense cazzate, verrebbe meno anche la possibilità di esiliare certe persone dal buco da dove sono uscite.
Nel caso della democrazia diretta invece, la colpa non è di nessuno e quando la colpa non è di nessuno si fa fatica a capire chi e dove si sbaglia.

Ancora non credete che la democrazia per certi versi sia una gran cosa?

Il fatto è questo, bisogna mettersi una mano sulla coscienza. Bisogna costantemente prestare estrema attenzione alle nostre scelte, tutti noi abbiamo una grande responsabilità. Facendo le scelte sbagliate molto probabilmente, finiti i soldi, ci toccherà usare la libertà come valuta di scambio.
  

Vassili       

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