domenica 1 settembre 2013

Santi, puttane e ipocriti. Il Paese dei Paraculo parte I

Datemi un barcone e vi solleverò un Paese!

In Italia infuria come mai la questione dell’immigrazione clandestina diventando un argomento capace di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica.

Se regge la mia idea che l’opinione pubblica non è che un’orgia sfrenata di opinioni sfrontate fatte passare per vere, allora anche in questo caso, la realtà si presenta mite e distante dall’impronta catastrofica che si vuole dare.
 

Cominciamo postulando che tutti i sistemi, che sono definiti complessi, implicano un gran numero di variabili e interazioni. Questo sia da un punto di vista strettamente fisico, termodinamico se volete, sia da un punto di vista sociale. Questi sistemi complessi possono presentare ampie oscillazioni, causate da eventi concomitanti e contrastanti che rendono praticamente nulla la probabilità che si vada a configurare uno scenario di “crollo” del sistema stesso. Diciamo che il sistema può cambiare progressivamente in modo graduale e non certamente rapido come ci si aspetterebbe.

Ribadisco, con i dovuti accorgimenti l’immigrazione coatta può essere GESTITA nei migliore dei modi, ma non può essere fermata. Almeno fino a quando vogliamo definirci un paese civile.

Ora, i luoghi comuni:

Ma vedi tu questi negri che arrivano con i barconi

Chi pensava che agendo come Malta si potessero risolvere i problemi, riceverà una brutta batosta. Questo perché solo il 10%-12% (cifra che non ha subito notevoli variazioni) degli immigrati arriva via mare.
Tutti gli altri fanno il loro ingresso con un normalissimo visto turistico, entrando in clandestinità alla sua scadenza.
I barconi a quanto pare sono davvero l’ultimo dei problemi, un semplice bias della visione selettiva sulla valutazione del fenomeno “immigrazione”.

Ma rubano il lavoro agli italiani, perché lavorano in nero”!

Diciamo di no, diciamo invece che la maggior parte hanno un lavoro regolare, il problema dell’occupazione, in queste proporzioni, l’Italia lo sta vivendo adesso, in tempo di crisi. Qualcuno forse ha dimenticato che il nostro è un Paese che invecchia e quando la crisi non si faceva sentire, era palese un notevole squilibrio demografico. 
L’invecchiamento tuttavia, non è l’unica causa.
Anche il sistema scolastico e produttivo italiano, a differenza di quello tedesco ha precluso la possibilità a molti giovani di inserirsi sin da subito nel mondo del lavoro.
 
Le industrie hanno la colpa di non aver resto più umano e automatizzato il processo di produzione, che avrebbe permesso a operai a bassa specializzazione di accedere più facilmente al mondo del lavoro. Il sistema scolastico invece pare viaggiare, quasi sempre, su binari distanti rispetto a quelli che riescono ad offrire una prospettiva occupazionale.

La Germania ha brillantemente risolto questi squilibri con l’introduzione del mini job, riservato ai soli cittadini tedeschi e che affiancato al sussidio statale permette, se non una vita agiata, sicuramente dignitosa. In più il sistema produttivo è moderno e flessibile, quindi non ci sono lavori che nessuno vuole fare. Ovviamente noi, che siamo meno svegli, preferiamo bersagliare i barconi.

Forse a nessuno è chiaro che una ridotta spesa sulla manodopera porta a maggiori investimenti nel settore della ricerca e sviluppo, che per i paesi occidentali è l’unica via di fuga per restare competitivi.

Non è aumentando il lavoro fino a 12 ore che si compete con la Cina, ma tenendosi al passo con la tecnologia, non sono gli immigrati ad avere la colpa in questo caso, ma voi.

L’Italia è rimasta indietro, prima risultando incapace di informatizzare i suoi settori, poi rimanendo esclusa dalla rivoluzione dell’IT. Certi cambiamenti sono treni che passano 2 volte, il primo ti trova a dover fare la scelta, il secondo ti coglie di spalle in mezzo ai binari.

Non è una scelta il progresso, è una necessità.

La verità è che molte delle lamentele sull’immigrazione non ci sarebbero in un Paese normale. Il lavoro della maggior parte degli italiani esiste solo come atto parassitico, un germe di incompetenza che cresce solo sulla carcassa dell’obsolescenza.

La verità è che se gli immigrati vi sostituiscono è perché molti hanno le stesse scarsissime competenze del negro del Mali.
Questo non si vuole ammettere, ma deve essere tenuto in conto.

Si certo ma sono criminali, vedi sono tutti in carcere!”

Certo, questo succede con la Bossi-Fini. Stando alle statistiche, che pubblicherò alla fine del post, vi è solo una lieve differenza tra crimini commessi dagli italiani e crimini commessi dagli extracomunitari. Lo so che la televisione sposta l’ottica in modo selettivo, ma i dati dicono altro.
La maggior parte degli immigrati vengono arrestati in virtù del reato di clandestinità e quasi mai scontano pene in modo alternativo come invece è concesso a un italiano. Ricordo anche che il tasso di criminalità dal 92 a oggi è lievemente calato.

Un momento… qui voglio fare un’osservazione importante. Non voglio negare che il basso livello di scolarizzazione della maggior parte degli immigrati non sia strettamente correlato ad una maggiore predisposizione a commettere crimini. Se il tasso di criminalità è lievemente calato, è anche perché la più grande organizzazione criminale del mondo, un puro “Made in Italy”, la Mafia. Più la Mafia siciliana e calabrese che la Camorra campana ha deciso di riciclarsi e agire nell’ombra, si è ripulita e punta sulle attività legali.
Questo deve essere tenuto in conto nel trattare i dati.

Non si spara più come una volta…eh…già.

Sono convinto del fatto che non bisogna forzare i dati pur di confermare le proprie ipotesi, quindi era una parentesi dovuta questa.

Lo so che qualcuno mi presenterà il pippone delle case agli immigrati, ma forse dovreste guardare i criteri di assegnazione. Bisogna essere residenti da almeno 10 anni in Italia. Quindi nessuno scavalca nessuno.
Poi, si tiene conto del reddito e della numerosità del nucleo familiare. Scordatevi il fatto che un clandestino arriva e gli regalano la casa, è un’altra cazzata.

Quindi Rubano qualcosa agli Italiani?

Questa domanda può essere complessa, ricordiamo che il lavoro e le tasse degli immigrati coprono una buona parte della previdenza sociale e versano i contributi. Quindi io direi che sarebbe il caso guardarsi allo specchio e chiedersi…
Di chi è la colpa?  

Sul caso dello IUS SOLI, vorrei fare una piccola osservazione. Non è il grosso problema che sembra, che ci sia o meno non cambia nulla. Ma non prendo posizioni su certe cose, non mi riguardano. Comunque c’è da stare tranquilli. (Diciamo che non lo trovo importante come non lo trovo utile)

A meno che non ci teniate alla “purezza della razza”, in quel caso si chiama razzismo ed è considerato un bias cognitivo, una fallacia logica. Il bias del “nemico” invece è considerare ogni opposizione all’immigrazione coatta come razzismo. :D

Se davvero si fosse sicuri della forza del proprio popolo, non si temerebbe per la propria cultura. Ma siccome siamo un popolo PARACULO…    

Vassili.
    
1) http://www.associazioneculturaleagora.it/_luoghi_comuni_sullimmigrazione.html

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