lunedì 24 febbraio 2014
Come se fosse...Antani
Si è concluso poche ore fa il discorso al senato di Matteo Renzi, decisamente contestato per la scarsità di conteuti . Il nuovo premier ha sfoggiato un invidiabile politichese. Sembrano passati anni da quando il Sueddeutsche Zeitung aveva definito il sindaco di Firenze per antonomasia, "the heir of Machiavelli".
."The Bavarian paper said the PD leader apparently acted on a key precept of power plays laid down in Machiavelli's masterpiece The Prince when he "threw party friend Enrico Letta out the 0window very coldly".
Insomma la liquidazione del compagno di partito, Enrico letta, è stato interpretato dal SZ come una manovra degna degli intrighi della realpolitik del Principe.
Prima di soffermarci sul balletto che vedrà protagonisti il neopremier Renzi e Bruxelles nella ricerca dell'accordo che dovrebbe permettere all'Italia di sforare il limite del deficit fissato al 3% dal trattato di Maastricht, è utile analizzare lo scenario all'interno del quale si immergerà il nuovo premier.
Renzi vede un'intesa con il Nuovo Centro Destra costretto da esigenze di pura sopravvivenza a votare la fiducia al governo. Alfano sa benissimo che se il flirt Berlusconi-Renzi continuasse, probabilmente si troverebbe politicamente isolato e difficilmente la falange dei dissidenti nata dalla costola di Forza Italia supererebbe lo sbarramento alle prossime elezioni. Il PD è perennemente spaccato dalle faide interne, tuttavia si troverà a votare la fiducia al nuovo governo per salvare la faccia e non favorire Berlusconi. Berlusconi, a sua volta ha quella sua consumata capacità di vedere lontano e appoggia Renzi consapevole della debolezza delle premesse e probabilmente spera che il governo non veda la fine del 2014.
Per molti Renzi, da buon giovane aspirante suicida, ha accettato di buon grado la guida del nuovo governo mentre i "rottamati" vanno a riciclarsi nel parlamento europeo, con l'assicurazione in tasca di un collegio sicuro, in attesa di svernare e ritornare con un lifting politico sulla scena italiana.
Insomma, la sinistra rischia di veder bruciato il suo pupillo a causa di scelte impopolari, da cui lo stesso Renzi voleva sottrarsi comprando tempo dall'UE con accordi sul tetto del deficit; Tempo che avrebbe voluto utilizzare per fare qualche riforma e far quadrare i conti senza sporcarsi di fango e evitando accuratamente questioni spinose come l'aumento per via diretta o indiretta della pressione fiscale.
Profetico il Frankfurter Allgemeine Zeitung, che...
"warned Renzi that he could be "the next giraffe" destroyed by the PD, recalling this week's headline-grabbing case at a Danish zoo."
Purtroppo, lo vedremo dopo, questi accordi con l'UE sono lontani, nonostante qualcuno avesse intravisto delle ambiguità nelle parole del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem.
Investireoggi riporta in un articolo del 19 febbrio che potete leggere in versione integrale qui:
"...Una timida apertura è arrivata in tal senso dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, il quale ha affermato che la UE potrebbe concedere più tempo per il risanamento dei conti, chiedendo in cambio determinate condizioni. Le parole di Dijsselbloem sono state avvertite in Italia come una sorta di via libera all’infrazione del tetto al deficit del 3%. In realtà, come spiega benissimo anche il commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, si tratta di valutare se l’Italia presenterà un piano credibile di riforme, che potrebbe consentirle di ottenere un maggiore spazio di manovra sui conti pubblici, ma sempre restando sotto il 3%."
Chiaro no? L'EU non ci reputa all'altezza di intraprendere "pericolose manovre economiche" e minaccia sanzioni.
Peccato che ad alimentare la fiducia di Renzi c'era un precedente di una analoga richiesta del 2003 da parte di Francia e Germania, Paesi questi, decisamente più credibili, con un debito che permetteva loro più ampi margini di libertà e con un piano di riforme che stanno dando i loro frutti.
In sintesi le speranze di Renzi, che lo hanno indotto ad accettare le regole di questo pericolosissimo gioco sono:
La possibilità di trovare un accordo per superare il tetto del deficit al 3%. In questo modo avrebbe trovato il tempo di fare le riforme ed investire gli ipotetici frutti della spending review di Letta, soldi che devono trovare ancora una loro specifica collocazione.
Il tempo comprato, doveva servire a mantenere alta la fiducia all'interno dei gruppi parlamentari che avevano appoggiato il governo, fare le riforme e creare un ottimo precedente per assicurarsi consensi alle prossime elezioni con buona pace dei 5 stelle che avrebbero pagato per il loro ostruzionismo.
Se tutto va in m...alora, dare la colpa all'Europa e cavalcare l'onda dell'anti europeismo.
Insomma, mica male per uno così giovane. Renzi conosce bene le dinamiche dei governi di larghe intese. Le dinamiche interne sono state chiare con Monti e poi con Letta. La formazione di un nuovo governo richiede tempo, così come richiede tempo rendere operativo il nuovo ingranaggio politico. Il tempo, qualcuno diceva, è denaro ed è decisamente vero.
Ogni nuovo governo trova sulla sua scrivania 2 o 3 problemucci che hanno a che fare solitamente con qualche falla finanziaria da tappare immediatamente. Prima di cominciare a pensare alle riforme queste falle hanno la priorità, richiedono interventi tempestivi che prevedono generalmente l'ingresso del cetriolo, voi sapete dove, con disappunto dell'ortolano che comincia ad esprimere il suo dissenso.
Diciamo che è esattamente questo il problema dei governi di larghe intese, nascono per prendere decisioni impopolari, le prendono, perdendo di popolarità ed esaurendo contemporaneamente consensi. Ora, nessuno dopo un po' se la sente di sostenere un governo impopolare, non sia mai che ci si prenda le proprie responsabilità. Semplicemente i partiti cominciano progressivamente ad allontanarsi dal governo per dissociarsi dalle stesse azioni di governo che lo hanno reso impopolare, il governo perde forza e sprofonda. Questa serie di azioni potrebbe ipoticamente continuare all'infinito.
Renzi tuttavia sperava di sottrarsi a questo circolo vizioso semplicemente chiedendo all'Europa di fare debiti per evitare la tappa delle decisioni impopolari e passare direttamente alle riforme.
Ma come sempre le cose sono più complicate di così. Renzi, nel dubbio, mentre in Italia recita la parte dell'uomo che crede nell'Europa, viene visto all'estero con il sospetto di chi è in procinto di scaricare i propri fallimenti puntanto il dito sull'Europa stessa.
Cito il Financial Times:
"the 39-year-old incoming prime minister has signalled a willingness to confront Brussels more directly than either of his two predecessors, Enrico Letta and Mario Monti – a stance that could strengthen his centre-left Democratic party in May’s parliamentary election where anti-EU sentiment is expected to be high."
Sempre dalle dichiarazioni raccolte dal FT possiamo intuire che l'Europa reputa l'idea di Renzi e la sua richiesta di flessibilità sul debito quantomeno "malsana" quindi non si prevedono accordi di qui a breve. Certo, le sue richieste potrebbero coincidere con il semestre italiano al parlamento europeo, Renzi potrebbe aver visto questo varco, ma personalmente dubito che sia sufficiente.
Il Financial Times aveva messo in guardia renzi: (articolo completo qui)
"Brussels has warned Rome it is unwilling to bend tough EU budget rules despite promises by incoming prime minister Matteo Renzi of a sweeping four-month reform programme aimed at reviving Italy’s moribund economy. The EU’s concern, conveyed diplomatically in public but more directly in private, is that Mr Renzi will use the reform mantle to breach a Brussels-mandated deficit limit of 3 per cent of economic output and to flout requirements to pay down Italy’s €2,000bn public debt."
A quanto pare, l'UE non ha intenzione di piegarsi alle richieste di Renzi.
Per concludere, devo ammettere che nonostante la strategia del neopremier possa risultare fallimentare ho riscontrato una sorta di armonia che denota un acume politico invidiabile che ha richiesto da parte mia alcune ore di indagine. Riassumiamo gli elementi della strategia di Renzi in Europa.
Bypassare la rovina sistematica dei governi di larghe intese evitando di prendere da subito decisioni impopolari e "comprare tempo" accordandosi su un tetto flessibile del debito che permette di fare le riforme rimanendo coperto nel caso in cui il tetto del 3% venga superato.
Mantenere la spinta propulsiva facendo le riforme e mantenendo intatta la fiducia dei gruppi parlamentari. (Eventuali colpi di coda da parte di Berlusconi sono un rischio costante.)
I "rottamati", che andranno a svernare in Europa, rimangono comunque il massimo della competenza politica che ci possiamo permettere (magra consolazione) ma ho il sospetto che la loro esperienza è più utile nel parlamento europeo per sostenere Renzi e fare pressione perchè le sue richieste vengano accettate.
L'importante concomitanza con il semestre europeo italiano.
Tutti questi punti se avessero un filo conduttore comune sarebbero il fulcro di una strategia a dir poco ingegnosa e coordinata, il tutto coadiuvato da una sempre sperata intraprendenza politica che renderebbe Renzi il premier giusto per un'Italia in crisi.
I dubbi restano 2:
Come si muoverà Berlusconi? Di certo non starà a guardare un eventuale successo di Renzi di cui auspica un suicidio politico.
Il secondo dubbio riguarda la bontà delle riforme, se queste risulteranno essere efficaci sarebbero la ciliegina sulla torta della strategia renziana o, in alternativa, la fine di un leader e di tutti i possibili rapporti di fiducia con l'UE.
Come sempre, nella storia del nostro Paese, il fattore c. determina il destino di un intero popolo di cui comprendo ora la corretta funzione della simbiosi con il rosario.
Vassili.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/english/2014/02/15/Renzi-heir-Machiavelli-says-German-daily-SZ_10082229.html
http://www.ft.com/intl/cms/s/0/0e29f3ee-98b3-11e3-8503-00144feab7de.html#axzz2uFz2h1U5
http://www.investireoggi.it/economia/deficit-3-il-balletto-europeo-con-renzi-ecco-perche-bruxelles-sembra-ambigua/?refresh_ce
venerdì 21 febbraio 2014
Dittatura sobria e democrazia ubriaca
Dopo l’appassionante duello Renzi-Grillo in diretta streaming che passerà alla storia come un dialogo ricco di contenuti o, eventualmente, scambiato per uno spezzone del teatro dell’assurdo, si può sperare almeno di cominciare ad individuare punti di forza e di debolezza del sistema democratico sottoposto a numerose prove di carico dal comico Genovese.
Se il “voglio una dittatura sobria” di Grillo ha fatto già rivedere a molti gli Stukas nel cielo e dichiarazioni di guerra in pompa magna da piazza Venezia, ad altri ha ricordato che Grillo con questi atteggiamenti crea un precedente. Supponiamo, che vi possa piacere che un comico qualsiasi entri nei palazzi del potere a perculare allegramente quello che sta per divenire il presidente del consiglio che, per carità, sarà anche un incompetente, un inconsapevole suicida, ma comunque rappresenta i vertici dello Stato. La domanda a questo punto è:
“Ma è davvero cosi semplice attaccare lo Stato?”
Se la risposta alla domanda risulta essere “si”, chi rappresenta lo Stato sta mostrando la sua debolezza, i limiti della democrazia. Grillo ha avuto un talento particolare, ha reso palese la scomparsa del dualismo, rete/mondo reale, non che questa sia mai davvero esistita, ma semplicemente è suo merito averla resa innegabile. Grillo ha il merito di aver portato il linguaggio del web nel mondo reale ed integrarlo perfettamente nel “dialogo” quotidiano. Abbiamo visto un Renzi prima spiazzato, poi indotto a mettersi sullo stesso piano di Grillo, una telecamera che pressava e lui consapevole di non poter apparire sconfitto nel confronto. Risultato: Renzi, sicuramente all’inizio incline ad un dialogo che voleva essere guidato dalla dialettica, si è ritrovato con una specie di bot-Grillo impazzito che ripeteva sempre gli stessi slogan, con cui nessun dialogo era possibile, tuttavia era costretto a parlarci e quindi, ha pensato bene di darsi ai truismi e agli slogan a sua volta, risultato? Nessuno.
C’è un giusto livello di conversazione, nei limiti del quale la conversazione stessa ha una certa possibilità di essere produttiva. Condizione necessaria perché la conversazione sia produttiva è lo “scambio”, un dialogo ideale ha una sua direzione, i concetti espressi evolvono reciprocamente per raggiungere una sorta di valore di compromesso. Quel livello non è stato raggiunto. In sintesi il concetto 1 (espresso da uno) e 2 (espresso dall’altro) vengono riproposti all’infinito senza che reagiscano mai tra di loro per dare vita ai “prodotti” 3 e 4 frutto dell’incontro tra i 2 che reagiscono a loro volta e via dicendo. I concetti iniziali si replicano all’infinito come una popolazione di conigli immortali che divengono man mano più aggressivi, da qui la creazione dello “slogan”. Perché vedete, nessuna frase è slogan di suo, essa è parte di un discorso fatto di “tappe”, ogni tappa del discorso necessità dell’assenso dell’interlocutore a cui ci rapportiamo per proseguire. Se dico “A” e l’interlocutore dice “antiA” allora non è possibile passare alla tappa successiva. Quindi la tappa A si ripete all’infinito.
Dato che il sistema di comunicazione sta cambiando, ci piaccia o meno bisogna apportare una piccola modifica alle dinamiche del dialogo stesso. Bisogna sempre, a questo punto, individuare il punto 0, ossia, “quali sono le tue intenzioni? Dove vuoi arrivare?”
Se Renzi lo avesse fatto, certo comunque che Grillo non poteva essere persuaso, avremmo avuto una scenetta decisamente più breve:
R: Bene Beppe sappiamo l’obbiettivo di questa conversazione, ora, quali sono le intenzioni del Movimento?
B: Siete morti, siete kasta, siete il vecchio siete cauterizzati asfaltati deceduti vecchi e pure cornuti! Noi non vi daremo mai la fiducia
R: Va bene Beppe, va bene, ora c’è qualcosa che noi possiamo fare per venirvi incontro?
B: No voi siete casta, siete morti siete ecce cc.
R: Va bene Beppe, se non ci sono soluzioni allora io chiuderei qui la conversazione, (salutam’a mammt)
Grillo ha trovato una falla nel sistema democratico, ha capito che la democrazia muore nel punto stesso in cui cessa il dialogo. Se io blocco il dialogo blocco la democrazia che comincia ad apparire ad un occhio attento molto più fragile di quanto sembri.
Democrazia è accoppiata obbligatoriamente con il dialogo, fine della storia.
La seconda falla del sistema democratico è l’assoluta impotenza del singolo. Noi tutti siamo impotenti perché parte di una massa informe la cui somma delle azioni è un valore che si aggira intorno ad una media delle azioni stesse, in sintesi, un nulla di fatto. Questo la rende lenta, lentissima il che va bene se hai la pancia piena, questa ti permette di fregartene. Questo è il punto:
La democrazia è un’ impotenza resa tollerabile da un corretto apporto calorico.
Durante il periodo di crisi, la pancia si svuota, a quel punto, dato che la colpa non può essere mia che sono un buon lavoratore tengo famiglia e pago (a volte) le tasse, è colpa di qualcun altro. Ora con chi tu credi che ti stia affamando “o’ criaturu” non c’è e non vuoi avere dialogo, quello è il tuo nemico e credi che automaticamente alla sua eliminazione corrisponde il tuo stato di benessere. Il nemico è l’Europa? Se torniamo alla lira caviale ed aragosta, lavoro e prosperità 12 ore dopo. Non ti frega se effettivamente non è cosi, ragioni per contrasto, se quello è il male, l’opposto è la soluzione e la soluzione è bene (si si).
A questo punto, un italiano la mattina dovrebbe alzarsi circondato da tanti compaesani che hanno scelto il loro nemico e ne vogliono l’eliminazione. Allora, a quel punto, si chiede perché il vicino di casa fa altarini al Duce e perché un modello antidemocratico stia prendendo piede nel suo Paese. L’obbiettivo quale è? Eliminare il nemico. Si può fare in un sistema democratico? No. Allora un sistema dittatoriale è il mezzo giusto. Cosi tutto rientra nell’ordine del “razionale”.
La dittatura è un mezzo, non il fine ultimo. La dittatura è meglio tollerata a stomaco vuoto, perché la libertà è valuta di scambio per riempire la pancia. Data la ciclicità delle crisi economiche ci aspetteremmo che periodicamente si oscilli tra democrazia e dittatura. Tuttavia, non è così semplice.
Chi ha seguito la vicenda della ragazza picchiata a Bollate da una sua coetanea è stato spettatore inconsapevole della dinamica dei sistemi complessi. Se io compio un azione automaticamente otterrò 3 tipi di risposte:
Opposizione, Approvazione e indifferenza.
Se io sono un pezzo di merda e picchio una persona inerme davanti a me, allora focalizzo l’attenzione su una problematica e sollevo le critiche o magari l’approvazione di altri pezzi di merda che mi circondano. Non importa se fino al giorno prima, nonostante sapessi del bullismo nelle scuole, io non avessi mai aderito a campagne contro la violenza, maggiore è la risonanza dell’ evento, maggiore sarà la mia risposta. Allo stesso modo, chi della democrazia ci ha sempre e solo fatto un argomento di discussione da bar, ora si infervora su internet attaccando con foga Grillo e le sue affermazioni.
Risultato? Si ripristina l’equilibrio. Tutto viene bilanciato e ritorna nell’ordine delle cose. Ma questo può avvenire solo dove la controparte può reagire ossia, in un sistema democratico.
In sintesi la democrazia contiene dentro se stessa veleno e antidoto della sua esistenza. È la causa dei suoi mali perché ammette o reagisce debolmente a tutti gli eventi che la mettono sotto scacco e la minacciano e allo stesso tempo la Democrazia sfrutta questo riequilibrarsi dei sistemi complessi per garantire se stessa. Quindi la democrazia non può fare a meno della democrazia, i diritti che garantisce sono le fondamenta che assicurano la sua esistenza e resistenza.
Diciamo quindi che la democrazia in virtù di questi principi è il sistema più solido conosciuto, ma allo stesso tempo, per gli stessi motivi è immobile e difficilmente riesce a fare fronte alle emergenze. Per questo il giocattolo democratico si rompe e allo stesso tempo si rompe cosi di rado.
Il fatto è che esiste la possibilità che si passi da democrazia a dittatura, dipende solo dal numero di pance vuote ed è garantito dall’immobilismo della Democrazia stessa. Certo, ovviamente in un mondo dove l’informazione funziona è più facile organizzare una marcia su Roma, ma allo stesso tempo è più facile organizzare una contromisura quindi non temo i partiti dell’estrema destra perché prima che sovvertano l’ordine democratico troveranno sempre qualcuno pronto a sparare loro addosso. Sarà poi l’esito dello scontro eventualmente a decidere come verrà governato un Paese. Questi sono voli pindarici, un esempio estremo e fuori dal mondo, ma rende l’idea.
In sintesi i nuclei fondamentali che Grillo tende a sfruttare per mettere in ginocchio la democrazia sono 2 :
Negazione del dialogo
Sfruttare e rafforzare l’immobilismo intrinseco dei sistemi democratici.
Si sappia comunque che non sempre la dittatura è fatta da camice nere e guerre mondiali, attualmente non saprei davvero dire se la politica di questo Paese si comporti come una dittatura decadente o con una democrazia moribonda, tuttavia una cosa so per certo, che il passaggio “democrazia-dittatura” non è obbligato. Certo, sicuramente è più semplice passare da una dittatura a un'altra che da una democrazia ad un'altra, per gli stessi principi di equilibrio del sistema “Democrazia”.
Non credo che i 5 stelle stiano facendo gli interessi del cittadino, credo invece che stiano immobilizzando uno stato già claudicante, questo sarebbe coerente con l’attuale strategia di Grillo.
Una piccola parentesi di economia cognitiva. Sono certo che comprendere le intenzioni dell’altro in una situazione competitiva sia sicuramente vantaggioso, tuttavia, come modo di vedere il mondo è straordinariamente controproducente. Per una mia personalissima visione delle cose, comprendere le intenzioni dell’altro deve essere solo un collaterale, non necessario, della comprensione delle conseguenze delle sue azioni. Vedo troppi idioti con il pendolo che vanno in giro a chiedersi…che intenzioni ha Grillo? Che intenzioni ha Casaleggio? Ammesso che quello che supponente sia vero comunque risulta perfettamente inutile, un esercizio narcisistico dove chiunque gioca a fare il veggente. Io mi limito a guardare cosa STA facendo Grillo, o in generale il nostro avversario. Mi limito a seguire il trend delle cose e valutarne le conseguenze. Io so che se un tizio, fa ostruzionismo e blocca le riforme peggiora la situazione in cui un Paese grava. Stop, fine della storia. A quel punto un altro concetto fondamentale è quello di lavorare con quello che si ha. Se io in questo momento ho un governo di larghe intese, semplicemente quello è materiale, progetto è struttura del mio mondo, sono obbligato a lavorare con quello per il semplice fatto che ho quello a disposizione e ragiono in funzione del disponibile.
Io posso notare, nel limite dei miei errori, che mentre Grillo fa ostruzionismo i suoi consensi salgono, quindi PROBABILMENTE, affamare e bloccare un Paese gli sta giovando, il dubbio è solo sul fatto che questi 2 eventi siano collegati e se davvero i sondaggi siano attendibili. Questo è quello che apparentemente sta accadendo, di quello che poi Grillo vuole o non vuole poco importa, anche perché non è detto che lui sia onnisciente e che la sua strategia lo porti comunque dove vuole. Questi sono i risultati delle sue azioni. Il resto è speculazione. Di certo c’è che sta facendo di tutto per tagliare gli arti alla politica e automaticamente, anche se non gli piace, a riforme che potrebbero potenzialmente risollevare questo Paese. Sono sicuramente leciti i dubbi sulla qualità e la bontà delle riforme, tuttavia allo stato attuale, quante alternative ci sono?
Vassili.
venerdì 7 febbraio 2014
Equazioni
Mi trovo a confermare i miei sospetti. In un articolo precedente che trovate qui, ho azzardato una valutazione della piega che un movimento come il M5S avrebbe preso nel giro di qualche anno.
Era stato detto, che fino a quando un partito mantiene intatto suo substrato, difficilmente vedrà perdere i suoi consensi. Grillo è figlio di 2 particolari eventi, uno di questi, la disastrosa situazione sociale ed economica italiana, è alla luce del sole. In secondo luogo è necessario capire che Grillo nasce con il benestare dei grossi industriali, come gli Elkan/Agnelli, che hanno visto progressivamente perdere la loro influenza per il semplice fatto che la politica, ha deciso di stringere le mani ai finanzieri.
Finanzieri che possiedono gran parte dei giornali e che hanno la capacità di mutare la percezione della realtà tanto da spingere gli eventi nella direzione desiderata, per poi confermarla, con una nuova pubblicata a sostegno dell’evento provocato. Quello che pare essere una previsione non fa che spingere la realtà verso la previsione stessa, effetto Pigmalione, la profezia che si auto avvera.
Le implicazioni di questo sistema di informazioni sono infinite soprattutto se consideriamo il peso che i "Rumors" hanno sui mercati finanziari. Vi basta immaginare che una notizia è in grado di variare la traiettoria degli investimenti, insomma, la finanza è un alleato potente.
Ora, il fenomeno Grillo va affrontato per gradi, come la maggior parte dei sondaggi che ho avuto modo di vedere pare che i consensi del 5 stelle stiano aumentando. Non mi stupisco, mi stupisco del fatto che ancora nessuno si sia reso conto del fatto che i mezzi per contrastare Grillo esistono ma paradossalmente non è possibile utilizzarli con efficacia.
Grillo si allinea perfettamente con il linguaggio dell’informazione internet, fatta di slogan, post di appena 2 o 3 righe, frasi effetto immagini toccanti, insomma, propaganda.
In più, rispetta l’esigenza di individuare il nemico e dargli un volto. Semplice, efficace e lacunoso, quindi perfetto.
La serie di convinzioni generate da grillo nei suoi elettori sono spesso, mezze verità, abbastanza per trovare superficialmente un riscontro con una ricerca distratta sul web.
Le inesattezze sono ovviamente innumerevoli, tuttavia tentare di scendere sotto la superficie implica spesso fare 2 cose:
Prestarci ai tecnicismi se siamo competenti in materia, diversamente non poter dimostrare il contrario (Diventa un credere/non credere).
Ora, dire cose sensate e fare un ragionamento complesso costa tempo energia ma soprattutto competenze. Anche a possedere tutti questi requisiti, difficilmente i vostri sforzi saranno apprezzati, è l’era internet, cose più lunghe di 5 righe semplicemente ignorate. Nemmeno gli intellettuali e le loro analisi hanno più spazio.
A coronare il tutto, voi potete scrivere ciò che volete ma loro avranno già più rifiuti di quanti ne potrete mai smaltire. Il debunking è, in sintesi, energeticamente sconveniente.
Non solo è un’impresa titanica smorzare e confutare notizie semplicistiche che si diffondono in modo virale, è complesso persino farsi ascoltare. Vedete, i motori di ricerca soffrono di ignoranza almeno quanto ne soffre chi li frequenta. Se la maggior parte delle persone si affida a notizie semplicistiche e, nella maggior parte delle volte false, le fonti attendibili, che fanno accurate analisi degli scenari finiscono per sprofondare spesso in fondo agli indici di ricerca. Un disastro, perché contano più le views dei contenuti. Motivo per cui, credo che internet abbia un principio di apoptosi che giudicheremo con il tempo.
Per questo vediamola così, Grillo si comporta un po’ come un enzima, ha uno specifico ruolo nel fare una specifica cosa nel metabolismo della politica italiana. La domanda è, esattamente che cosa fa? Non avendo i 5 stelle molta voce in capitolo in parlamento possiamo solo azzardarci a capire cosa fa esattamente l’enzima M5S.
Le soluzioni sono banalmente 3, per semplificare, la situazione migliora , la situazione peggiora o resta uguale. Non c’è effettivamente nient’altro che abbia rilievo in questo momento. Per vedere come il M5S cambierà o non cambierà l’Italia bisognerà aspettare una sua ipotetica vittoria. Si possono fare solo scommesse su questo, certo, un partito che fa gli interessi degli industriali avrebbe una sua utilità per disinfestare questo paese dai finanzieri, in realtà, sarebbe però una mossa pericolosa, che peggiorerebbe la nostra situazione e farebbe sparire Grillo dalla faccia dell’Italia alla velocità del suono.
La cosa che temo di più, è che gli elettori di Grillo hanno un approccio fideistico, ma non avendo tutte le competenze per spalare la merda che Grillo produce, anche gli elettori che non croceranno sul M5S alle prossime elezioni hanno preso una posizione altrettanto fideistica, ma questa è un’altra storia.
Una volta capito come funzione l’Enzima-Gr1LL0, bisogna capire che chi cerca di opporsi ad esso si comporta come un inibitore, che ne rallenta l’azione, ma è troppo inefficace per fare la differenza, diciamo non ha affinità. in sintesi, si limita ad aumentare l’energia necessaria per far fare a Grillo quello che Grillo vuole fare. l’unico che può fermare Grillo è Grillo stesso in questo momento e a queste condizioni.
Purtroppo, nonostante il sistema sia molto più complesso di così e quindi si bilancia spontaneamente, c’è anche da dire che da buon enzima non si sottrae alla saturazione.
bisogna accarezzare l’idea che è sufficiente lasciargli fare quello che fa e le europee saranno un ottimo laboratorio di simulazione. Chi a Grillo si sta opponendo in questo momen
Cruda verità, fine della storia.
to, deve capire che sta divenendo un elemento limitante delle sue cazzate, una sorta di muro contro l’incompetenza senza avere la forza di rovesciarlo, quindi semplicemente, lo sostiene.
domenica 2 febbraio 2014
Un cognome che fa rima
Nella mia giornaliera esplorazione del net ho letto divertito le vicende dello scontro tra Grillo e la Boldrini.
“So’ ragaaazzi”, litigano.
Alla vostra destra, signore e signori Beppe Grillo, che quando si trattava di vincere per punteggio in misura delle cazzate dette è rimasto imbattuto.
Alla vostra sinistra, la signora Boldrini, cocktail di vittimismo e incompetenza. Quid multa?
Tornando seri, non credo di aver mai visto tanta incapacità di gestire in modo oculato il conflitto. Se io lancio una pietra, per quanto io possa stimare la velocità e il peso della pietra, discorso più complesso è capire quanto danno faccio se la lancio.
La politica è come il trading, ti svegli la mattina e dici, oggi quanto voglio perdere?
Limitare le perdite è un concetto fondamentale, avere un rischio calcolato e almeno una contromisura è la base se voglio impegnarmi in una situazione competitiva. Grillo è un comico, cosa cazzo ne può sapere un comico di strategie?
Per questo motivo quando la situazione pare essergli sfuggita di mano ha cercato di arrampicarsi sugli specchi con scarsi risultati. Diciamo che la pagina Facebook che linka tutti gli articoli del Blog di grillo è parte integrante della sua strategia di marketing, certamente un buon sistema se devi vendere pentole, (non che effettivamente non lo faccia), ma collegarsi ad uno strumento tanto instabile, difficile da moderare e così dispersivo è veramente come lasciare aperta una posizione su un forex senza stop loss e dormirci su.
provateci poi mi dite come è andata.
Perché lui questo ha detto, che era notte ed era impossibile moderare la pagina. E io cosa mi posso aspettare da un tizio che vuole mettere la museruola ad un leone? È veramente importante in quel momento che il leone sia tuo o meno?
Provateci, poi mi dite come è andata.
Non sono un tecnico di gestione delle reti, quindi lascerò a loro capire quale sia il modo migliore di moderare un blog e se sia una scelta conveniente innescare una bomba e mettersela sotto il cuscino.
Ovviamente, la Boldrini come volevate che reagisse? Facendo la vittima, perché se c’è un margine di errore nella gestione di qualsiasi situazione possibile pari allo 0,000001% la la Boldrini e la sinistra la fottono la statistica, riusciranno a fare la cosa sbagliata puntualmente e comunque. Se si può fare una cazzata, loro la fanno, assiomatico.
Se fossi una donna e venissi attaccata per mezzo di fastidiosi commenti sessisti, solo lei sa cosa cazzo vuol dire, o attraverso contenuti sessualmente espliciti, la cosa peggiore che mi potrà mai venire in mente è piegarmi alla logica sessista.
La Boldrini è incapace di difendere le donne e i loro diritti, per il semplice fatto che è succube della logica sessista, a patto che questa possa anche solo esistere, perché ammettere la sua esistenza è come affermare che un sesso può ancora permettersi di prevalere sull’altro, insomma, la contraddizione è intrinseca.
Nel momento in cui una donna viene attaccata non c’è nulla di più masochista del fatto di rimarcare che questo accada perché sei una donna, o peggio porre come aggravante delle offese subite il fatto di essere donna, non c’è alcuna forza in queste affermazioni, solo un bieco vittimismo sfacciato.
Vittimismo che poi si riflette sull’ambiente circostante.
Vendola, altro genio del male, si è affrettato come molti altri a prestare la sua solidarietà alla Boldrini, lei, ovviamente non si prende la briga di rifiutarle, “uscire le palle” per uscire a testa alta dalla situazione non lo sa fare. Purtroppo qualcuno potrebbe concludere che le donne siano incapaci di gestire le situazioni perché donne e quindi non in grado di scindere l’emotività dal resto.
Questo è il messaggio che la Boldrini sta passando, che essere donna è un handicap.
Per completare l’opera la politica si stupisce dei commenti del popolo a 5 stelle, nel farlo cercano disperatamente il colpevole. Cosi, Grillo diventa il male un aizzatore di folle e forse è vero in parte.
Ciò che è ancora più chiaro è che la gente ODIA la classe politica, un odio viscerale indipendente da Grillo.
Vivere per troppo tempo nei palazzi dorati è una cosa capace di disconnetterti completamente dalla situazione reale. Questa gente, circondata dalla scorta ciò che vede è gente che quando passa, china il capo e gli regala un buongiorno, anche quando fanno le loro consuete visite istituzionali, trovano sempre gente pronta a comportarsi in un certo modo.
Non importa quanto odio represso si stia associando in Italia alle loro figure, ovunque posano gli occhi non potranno che far collassare la funzione d’onda del sistema e trovare sempre il leccaculo a fargli pensare che, in fondo, quelli che urlano in piazza siano estremisti. Ci vorrà del tempo prima che si rendano conto dell’entità della cosa.
La gente vi ODIA, compreso questo, forse, la politica agirà di conseguenza.
Per concludere, la Boldrini parla di “attacco alle istituzioni”, se ci fermiamo a riflettere, ciò che fanno i grillini in quell’aula è al limite della psicopatologia, solo uno psicopatico ha voce in capitolo e continua a comportarsi come se non la avesse.
Per qualcuno può sembrare forse una gran cosa che i “cattivi” politici dei partiti vengano messi alle strette. Oggettivamente però quello che sta accadendo nei palazzi del potere è patognomico di 2 condizioni morbose dello Stato.
• Se i “ggiovani” del 5 stelle possono esercitare questi abusi, perché di abusi si tratta, vuol dire che abbiamo davanti un sistema debole e inerte, incapace di gestire qualsiasi situazione, pensate governare…
• Dobbiamo guardare questi eventi con preoccupazione, oggi sono i “rrrragazzi di Grillo” domani, a paralizzare un sistema e a mettere in gionocchio le istituzioni democratiche impedendo il normale scorrere delle attività istituzionali, potrebbe essere movimenti meno innocenti, con una comune paresi del braccio destro. A quel punto cosa farete? Sarà ancora una cosa una buona il fatto che sia così semplice minacciare la normale vita politica di un Paese
Ai posteri…
“So’ ragaaazzi”, litigano.
Alla vostra destra, signore e signori Beppe Grillo, che quando si trattava di vincere per punteggio in misura delle cazzate dette è rimasto imbattuto.
Alla vostra sinistra, la signora Boldrini, cocktail di vittimismo e incompetenza. Quid multa?
Tornando seri, non credo di aver mai visto tanta incapacità di gestire in modo oculato il conflitto. Se io lancio una pietra, per quanto io possa stimare la velocità e il peso della pietra, discorso più complesso è capire quanto danno faccio se la lancio.
La politica è come il trading, ti svegli la mattina e dici, oggi quanto voglio perdere?
Limitare le perdite è un concetto fondamentale, avere un rischio calcolato e almeno una contromisura è la base se voglio impegnarmi in una situazione competitiva. Grillo è un comico, cosa cazzo ne può sapere un comico di strategie?
Per questo motivo quando la situazione pare essergli sfuggita di mano ha cercato di arrampicarsi sugli specchi con scarsi risultati. Diciamo che la pagina Facebook che linka tutti gli articoli del Blog di grillo è parte integrante della sua strategia di marketing, certamente un buon sistema se devi vendere pentole, (non che effettivamente non lo faccia), ma collegarsi ad uno strumento tanto instabile, difficile da moderare e così dispersivo è veramente come lasciare aperta una posizione su un forex senza stop loss e dormirci su.
provateci poi mi dite come è andata.
Perché lui questo ha detto, che era notte ed era impossibile moderare la pagina. E io cosa mi posso aspettare da un tizio che vuole mettere la museruola ad un leone? È veramente importante in quel momento che il leone sia tuo o meno?
Provateci, poi mi dite come è andata.
Non sono un tecnico di gestione delle reti, quindi lascerò a loro capire quale sia il modo migliore di moderare un blog e se sia una scelta conveniente innescare una bomba e mettersela sotto il cuscino.
Ovviamente, la Boldrini come volevate che reagisse? Facendo la vittima, perché se c’è un margine di errore nella gestione di qualsiasi situazione possibile pari allo 0,000001% la la Boldrini e la sinistra la fottono la statistica, riusciranno a fare la cosa sbagliata puntualmente e comunque. Se si può fare una cazzata, loro la fanno, assiomatico.
Se fossi una donna e venissi attaccata per mezzo di fastidiosi commenti sessisti, solo lei sa cosa cazzo vuol dire, o attraverso contenuti sessualmente espliciti, la cosa peggiore che mi potrà mai venire in mente è piegarmi alla logica sessista.
La Boldrini è incapace di difendere le donne e i loro diritti, per il semplice fatto che è succube della logica sessista, a patto che questa possa anche solo esistere, perché ammettere la sua esistenza è come affermare che un sesso può ancora permettersi di prevalere sull’altro, insomma, la contraddizione è intrinseca.
Nel momento in cui una donna viene attaccata non c’è nulla di più masochista del fatto di rimarcare che questo accada perché sei una donna, o peggio porre come aggravante delle offese subite il fatto di essere donna, non c’è alcuna forza in queste affermazioni, solo un bieco vittimismo sfacciato.
Vittimismo che poi si riflette sull’ambiente circostante.
Vendola, altro genio del male, si è affrettato come molti altri a prestare la sua solidarietà alla Boldrini, lei, ovviamente non si prende la briga di rifiutarle, “uscire le palle” per uscire a testa alta dalla situazione non lo sa fare. Purtroppo qualcuno potrebbe concludere che le donne siano incapaci di gestire le situazioni perché donne e quindi non in grado di scindere l’emotività dal resto.
Questo è il messaggio che la Boldrini sta passando, che essere donna è un handicap.
Per completare l’opera la politica si stupisce dei commenti del popolo a 5 stelle, nel farlo cercano disperatamente il colpevole. Cosi, Grillo diventa il male un aizzatore di folle e forse è vero in parte.
Ciò che è ancora più chiaro è che la gente ODIA la classe politica, un odio viscerale indipendente da Grillo.
Vivere per troppo tempo nei palazzi dorati è una cosa capace di disconnetterti completamente dalla situazione reale. Questa gente, circondata dalla scorta ciò che vede è gente che quando passa, china il capo e gli regala un buongiorno, anche quando fanno le loro consuete visite istituzionali, trovano sempre gente pronta a comportarsi in un certo modo.
Non importa quanto odio represso si stia associando in Italia alle loro figure, ovunque posano gli occhi non potranno che far collassare la funzione d’onda del sistema e trovare sempre il leccaculo a fargli pensare che, in fondo, quelli che urlano in piazza siano estremisti. Ci vorrà del tempo prima che si rendano conto dell’entità della cosa.
La gente vi ODIA, compreso questo, forse, la politica agirà di conseguenza.
Per concludere, la Boldrini parla di “attacco alle istituzioni”, se ci fermiamo a riflettere, ciò che fanno i grillini in quell’aula è al limite della psicopatologia, solo uno psicopatico ha voce in capitolo e continua a comportarsi come se non la avesse.
Per qualcuno può sembrare forse una gran cosa che i “cattivi” politici dei partiti vengano messi alle strette. Oggettivamente però quello che sta accadendo nei palazzi del potere è patognomico di 2 condizioni morbose dello Stato.
• Se i “ggiovani” del 5 stelle possono esercitare questi abusi, perché di abusi si tratta, vuol dire che abbiamo davanti un sistema debole e inerte, incapace di gestire qualsiasi situazione, pensate governare…
• Dobbiamo guardare questi eventi con preoccupazione, oggi sono i “rrrragazzi di Grillo” domani, a paralizzare un sistema e a mettere in gionocchio le istituzioni democratiche impedendo il normale scorrere delle attività istituzionali, potrebbe essere movimenti meno innocenti, con una comune paresi del braccio destro. A quel punto cosa farete? Sarà ancora una cosa una buona il fatto che sia così semplice minacciare la normale vita politica di un Paese
Ai posteri…
giovedì 30 gennaio 2014
Non chiederti cosa può fare la FCA per te, chiediti cosa puoi fare tu per la FCA
.
Navigando sul web mi sono imbattuto nei rancori di moltissimi italiani sul caso FCA (ex FIAT) e lo spostamento della sede legale e finanziaria. Lo scontento maggiore deriva dal fatto che enormi risorse statali sono state impiegate per sostenere economicamente un’industria miope che non sapeva e non sa tenere testa alle concorrenti sul mercato europeo.
http://www.uilmpotenza.it/finanziamenti_statali_fiat.htm
Se qualcuno pensava che la Fiat stesse facendo una mossa balorda nei confronti dello Stato italiano deve capire che non solo è così, è peggio di così, ma le motivazioni ci sono tutte.
Consideriamo due punti essenziali:
1. La FIAT nel tempo è diventata una estensione di quella politica assistenzialista, passiva e mantenuta. Questo, in sintesi, ha portato la stessa FIAT a smettere di voler essere competitiva sul mercato e ha messo i progetti di R&D nel solito cassetto di competenza di nessuno.
2. Il punto 1 ha avuto come diretta conseguenza la mancanza di competitività soprattutto rispetto ai prodotti tedeschi.
Conseguenza di questi 2 avvenimenti è che progressivamente si perde mercato nella zona euro con un bel margine di distacco tecnologico difficile da colmare. Se Marchionne vi prende per il deretano dicendo che è il momento di creare una industria globale che guardi non solo all’Europa ma al mondo intero, facendolo passare come un atto virtuoso, in fondo la sua figura può essere riassunta benissimo con l’immagine di un re che posa sul suo capo una corona d’oro, ma si allontana dalla battaglia cavalcando un asino, il tutto gridando “tornerò un giorno con un destriero vero!”
Se si prestasse un minimo di attenzione, sarebbe chiaro a tutti che Marchionne non sta andando a conquistare l’America, ma sta scappando dall’Europa. Fugge perché sa benissimo che il divario tecnologico avanza e l’industria italiana non è in grado di colmare il divario.
Cosa si fa allora?
All’inizio ho pensato che Marchionne avesse una roadmap a lungo termine che prevedesse di sfruttare i mercati emergenti del Sudamerica inondandoli di quei vecchi bidoni con motori americani che consumano quanto un transatlantico dove il prezzo della benzina è un ancora un problema inesistente o quasi dato che parliamo di paesi produttori di greggio come il Venezuela. Da qui, sfruttare il nuovo mercato per investire su R&D e far diventare l’Italia un polo di ricerca automobilistica trattenendo i molti cervelli che scappano da un Paese che sprofonda nel terzo mondo. L’America in fondo, è un ponte ottimale forse non tanto come mercato ma come infrastrutture dato che il governo spende miliardi per potenziarle e permettere alle grosse società sul suolo USA di essere competitive.
http://www.ilgiornale.it/news/usa-sgravi-e-investimenti-obama-investe-50-miliardi-nuove.html
L’Italia in questo progetto avrebbe dovuto resistere fino a che il principino sull’asino non fosse tornato dicendo “hei sono anni che investiamo ora abbiamo le tecnologie e progetti capaci di renderci competitivi”. A quel punto, rilanciarsi sul mercato europeo usando l’Italia come ponte sull’Europa.
Poi…poi…poi mi sono ricordato che l'intelligenza non brilla in casa FIAT.
Quindi, molto probabilmente, si limiterà a un cross Italia-America che prevede la creazione di chimere a metà tra i transatlantici americani uniti ai pessimi progetti fiat, anche perché deve ammortizzare l’acquisto di Chrysler che diciamolo non era proprio in salute, anzi.
Chi se lo ricorda questo cesso di crossover?
http://www.ultimissimeauto.com/la-fiat-freemont-una-americana-che-consuma-piu-di-una-mercedes/
Anche se, ad onor del vero si vaneggia circa l’acquisto di motori ibridi da Toyota e per l’Italia che avrebbe dovuto svolgere un ruolo chiave nello sviluppo di nuove tecnologie non è una buona notizia.
La cosa peggiore è che sta incrementando anche in Italia lo stesso cancro che affligge gli USA per cui Obama dovrà fare qualcosa prima o poi o dovrà alzare il tetto del debito a vita. Questo cancro nasce dal principio del libero mercato (ora vi piace ancora?) che prevede che io possa usufruire delle infrastrutture di un Paese e pagare le tasse in un altro che ha molte agevolazioni fiscali, i cosiddetti paradisi fiscali e l’Inghilterra insieme a Cipro, sono quelli più rappresentativi in Europa insieme alla Svizzera.
I figli della corona, dopo aver permesso alla finanza di ridurre in cenere l’industria Inglese spostando gli investimenti sulle attività finanziarie, stanno ben pensando di disintegrare quella altrui, ma non è colpa degli Inglesi che poverini ormai di finanza e quasi solo di quella vivono.
Qui si genera il paradosso, come negli USA, Obama promette di potenziare le infrastrutture spendendo miliardi per far crescere società che si arricchiscono versando contributi all’estero. I soldi spesi però non torneranno mai dato che chi usufruisce maggiormente delle infrastrutture (le grosse società) non versano contributi allo Stato.
Quindi, stanno sempre li a chiedersi per quale cazzo di motivo si trovano sempre ad investire e i conti non quadrano, alla fine ci rimettono i pesci piccoli, il piccolo imprenditore, il dipendente e l’operaio su cui i costi vengono ammortizzati, da li l’aumento della pressione fiscale ecc.
Ora se speravate che la Fiat avesse smesso di succhiare denaro all’Italia vi sbagliate di grosso. Il rovescio della medaglia è che questo atteggiamento contribuisce a contrarre il mercato sia USA che Italiano stringendo tra incudine e martello le stesse industrie.
In sintesi la FCA pagherà per queste sue scelte vedendosi contemporaneamente ridurre le quote di mercato da entrambe le parti. Quindi, un niente di fatto. Chi parassitava continuerà a parassitare e nel giro di pochi anni l’economia reale presenterà il conto a questi atteggiamenti,
l’Italia è la nuova America, stessa patologia, un libero mercato sfrenato che sfrutta le risorse di un paese regalando in cambio lavoro su cui si scaricano le loro politiche neoliberiste. Un circolo vizioso che riporterà la FCA al punto di partenza.
Dall’altra parte ci sono i giapponesi che sono anni avanti per tecnologia e sviluppo e se Marchionne sperava di scappare dalla Mercedes e dalla BMW si renderà conto che i giapponesi non sono bravi solo a fare i Manga e che i concorrenti ci sono ovunque.
Navigando sul web mi sono imbattuto nei rancori di moltissimi italiani sul caso FCA (ex FIAT) e lo spostamento della sede legale e finanziaria. Lo scontento maggiore deriva dal fatto che enormi risorse statali sono state impiegate per sostenere economicamente un’industria miope che non sapeva e non sa tenere testa alle concorrenti sul mercato europeo.
http://www.uilmpotenza.it/finanziamenti_statali_fiat.htm
Se qualcuno pensava che la Fiat stesse facendo una mossa balorda nei confronti dello Stato italiano deve capire che non solo è così, è peggio di così, ma le motivazioni ci sono tutte.
Consideriamo due punti essenziali:
1. La FIAT nel tempo è diventata una estensione di quella politica assistenzialista, passiva e mantenuta. Questo, in sintesi, ha portato la stessa FIAT a smettere di voler essere competitiva sul mercato e ha messo i progetti di R&D nel solito cassetto di competenza di nessuno.
2. Il punto 1 ha avuto come diretta conseguenza la mancanza di competitività soprattutto rispetto ai prodotti tedeschi.
Conseguenza di questi 2 avvenimenti è che progressivamente si perde mercato nella zona euro con un bel margine di distacco tecnologico difficile da colmare. Se Marchionne vi prende per il deretano dicendo che è il momento di creare una industria globale che guardi non solo all’Europa ma al mondo intero, facendolo passare come un atto virtuoso, in fondo la sua figura può essere riassunta benissimo con l’immagine di un re che posa sul suo capo una corona d’oro, ma si allontana dalla battaglia cavalcando un asino, il tutto gridando “tornerò un giorno con un destriero vero!”
Se si prestasse un minimo di attenzione, sarebbe chiaro a tutti che Marchionne non sta andando a conquistare l’America, ma sta scappando dall’Europa. Fugge perché sa benissimo che il divario tecnologico avanza e l’industria italiana non è in grado di colmare il divario.
Cosa si fa allora?
All’inizio ho pensato che Marchionne avesse una roadmap a lungo termine che prevedesse di sfruttare i mercati emergenti del Sudamerica inondandoli di quei vecchi bidoni con motori americani che consumano quanto un transatlantico dove il prezzo della benzina è un ancora un problema inesistente o quasi dato che parliamo di paesi produttori di greggio come il Venezuela. Da qui, sfruttare il nuovo mercato per investire su R&D e far diventare l’Italia un polo di ricerca automobilistica trattenendo i molti cervelli che scappano da un Paese che sprofonda nel terzo mondo. L’America in fondo, è un ponte ottimale forse non tanto come mercato ma come infrastrutture dato che il governo spende miliardi per potenziarle e permettere alle grosse società sul suolo USA di essere competitive.
http://www.ilgiornale.it/news/usa-sgravi-e-investimenti-obama-investe-50-miliardi-nuove.html
L’Italia in questo progetto avrebbe dovuto resistere fino a che il principino sull’asino non fosse tornato dicendo “hei sono anni che investiamo ora abbiamo le tecnologie e progetti capaci di renderci competitivi”. A quel punto, rilanciarsi sul mercato europeo usando l’Italia come ponte sull’Europa.
Poi…poi…poi mi sono ricordato che l'intelligenza non brilla in casa FIAT.
Quindi, molto probabilmente, si limiterà a un cross Italia-America che prevede la creazione di chimere a metà tra i transatlantici americani uniti ai pessimi progetti fiat, anche perché deve ammortizzare l’acquisto di Chrysler che diciamolo non era proprio in salute, anzi.
Chi se lo ricorda questo cesso di crossover?
http://www.ultimissimeauto.com/la-fiat-freemont-una-americana-che-consuma-piu-di-una-mercedes/
Anche se, ad onor del vero si vaneggia circa l’acquisto di motori ibridi da Toyota e per l’Italia che avrebbe dovuto svolgere un ruolo chiave nello sviluppo di nuove tecnologie non è una buona notizia.
La cosa peggiore è che sta incrementando anche in Italia lo stesso cancro che affligge gli USA per cui Obama dovrà fare qualcosa prima o poi o dovrà alzare il tetto del debito a vita. Questo cancro nasce dal principio del libero mercato (ora vi piace ancora?) che prevede che io possa usufruire delle infrastrutture di un Paese e pagare le tasse in un altro che ha molte agevolazioni fiscali, i cosiddetti paradisi fiscali e l’Inghilterra insieme a Cipro, sono quelli più rappresentativi in Europa insieme alla Svizzera.
I figli della corona, dopo aver permesso alla finanza di ridurre in cenere l’industria Inglese spostando gli investimenti sulle attività finanziarie, stanno ben pensando di disintegrare quella altrui, ma non è colpa degli Inglesi che poverini ormai di finanza e quasi solo di quella vivono.
Qui si genera il paradosso, come negli USA, Obama promette di potenziare le infrastrutture spendendo miliardi per far crescere società che si arricchiscono versando contributi all’estero. I soldi spesi però non torneranno mai dato che chi usufruisce maggiormente delle infrastrutture (le grosse società) non versano contributi allo Stato.
Quindi, stanno sempre li a chiedersi per quale cazzo di motivo si trovano sempre ad investire e i conti non quadrano, alla fine ci rimettono i pesci piccoli, il piccolo imprenditore, il dipendente e l’operaio su cui i costi vengono ammortizzati, da li l’aumento della pressione fiscale ecc.
Ora se speravate che la Fiat avesse smesso di succhiare denaro all’Italia vi sbagliate di grosso. Il rovescio della medaglia è che questo atteggiamento contribuisce a contrarre il mercato sia USA che Italiano stringendo tra incudine e martello le stesse industrie.
In sintesi la FCA pagherà per queste sue scelte vedendosi contemporaneamente ridurre le quote di mercato da entrambe le parti. Quindi, un niente di fatto. Chi parassitava continuerà a parassitare e nel giro di pochi anni l’economia reale presenterà il conto a questi atteggiamenti,
l’Italia è la nuova America, stessa patologia, un libero mercato sfrenato che sfrutta le risorse di un paese regalando in cambio lavoro su cui si scaricano le loro politiche neoliberiste. Un circolo vizioso che riporterà la FCA al punto di partenza.
Dall’altra parte ci sono i giapponesi che sono anni avanti per tecnologia e sviluppo e se Marchionne sperava di scappare dalla Mercedes e dalla BMW si renderà conto che i giapponesi non sono bravi solo a fare i Manga e che i concorrenti ci sono ovunque.
domenica 1 dicembre 2013
Necroscopia dell’etica animalista
Scusate l’assenza, vari impegni mi hanno impedito di occuparmi di questo blog. L’argomento di discussione che propongo oggi non è solo attuale ma contiene un paradosso di complessa risoluzione. Non voglio occuparmi di fatti, non citerò gli eventi del dipartimento di farmacologia di Milano o gli attacchi al M. Negri.
Quello di cui mi occuperò è di far luce sui punti cardine di quel movimento filosofico denominato “antispecismo”, comprendere gli attriti con lo “specismo” e trarre alcuni semplici conclusioni.
Prima di tutto, cosa è l’antispecismo? (Cito da Wikipedia)
L'antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che si oppone allo specismo.
Il primo autore a parlare di «specismo» fu lo psicologo Richard D. Ryder. Egli sostiene l'esigenza di smascherare che il più grosso "errore morale" che contraddistingue la società occidentale antropocentrica risiede nel suo rifiutarsi di riservare un trattamento egualitario agli esseri non umani solo per ragioni connesse all'assenza di un legame di specie.
L'approccio antispecista ritiene che:
• Le capacità di sentire (di provare sensazioni come piacere e dolore), di interagire con l'esterno, di manifestare una volontà, di intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative della specie umana
• L'attribuzione di tali capacità agli animali di specie non umana comporti un cambiamento essenziale del loro status etico, da equiparare a quello normalmente riconosciuto agli animali di specie umana;
• Da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra individui umani ed individui non umani.
• Ogni essere senziente possiede diritti esistenziali che dovrebbero essere riconosciuti dall'umanità, indipendentemente dal loro modo di vivere, ovviamente diverso da quello umano.
È possibile discutere i punti in ordine:
Gli animali sono certamente in grado di provare sensazioni fisiche, questo non credo si possa mettere in discussione, la vera domanda è se effettivamente siano autocoscienti e questo avviene solo nelle scimmie antropomorfe. Per quelli che non lo sono, si può parlare di dolore, difficilmente di sofferenza psicologica ma piuttosto di stress.
Del problema etico se ne discuterà successivamente così come è importante comprendere come i principi antispecisti cambierebbero la società attuale.
I diritti di ogni essere vivente sono, per quanto mi riguarda, sacrosanti. Il diritto termina, per antonomasia, quando entra in conflitto con le leggi di natura.
Andiamo al succo ora, quali sono gli effetti di un estremismo cieco e sfrontato? Cosa accade quando si giunge all’assolutizzazione del pensiero antispecista che ispira le correnti di pensiero animaliste?
La società può essere definita come un insieme di individui che cooperano per uno scopo comune, intrattengono relazioni che permettono vantaggio reciproco tra gli individui che ne fanno parte.
La società umana, intrattiene rapporti con altre specie animali e si instaurano dei rapporti tali da permettere, nel caso di animali domestici, di allargare il concetto di società umana anche ad altre specie. Da qui, c’è un errore abbastanza rilevante nell’affermare che la nostra è una società specista in senso unidirezionale, perché non è un sistema chiuso che prevede interazioni tra soli individui umani. Pensate a cani e gatti, diamo loro da mangiare e riceviamo in cambio compagnia e affetto. Si potrebbe parlare di specismo nei confronti del bestiame ma anche in quel caso è uno sfruttamento con riserva.
Da un punto di vista pratico siamo disposti a concedere determinati diritti ad alcuni animali, e parlo di concedere perché solo l’uomo è in grado di concepire il diritto, non abbiamo altri esempi in natura.
“Come conciliare un perfetto antispecismo con il sistema sociale?” Questa è una domanda interessante, ma ancora più affascinante è cercare di comprendere se effettivamente l’etica antispecista può garantire la sopravvivenza dell’etica stessa.
Mettiamola così, 4 esaltati entrano in un laboratorio aprono le gabbie e liberano animali impiegati in importanti ricerche sulle malattie neurodegenerative. A chi hanno fatto danno? Ai propri simili. Alcuni animalisti dicono che se in una ipotetica situazione di pericolo potessero salvare un cane o un bambino questi sceglierebbero il cane.
La sperimentazione animale è necessaria per il progresso delle scienze biomediche. Ora non che io sia una voce autorevole, sono un umile studente di medicina non corrotto dalle lobby, anzi se c’è qualche lobby che mi sta leggendo mi piacerebbe un loro contributo economico perché l’affitto pesa ;P.
Il modo più semplice di spiegare il perché la sperimentazione animale è necessaria risiede in un paradosso. Se sapessimo tutto non avremmo bisogno di sperimentare, anche supponendo che il limite tecnologico che impone delle severe restrizioni all’utilizzo dei metodi alternativi non esistesse, comunque il perfezionamento dei metodi alternativi richiede continui approfondimenti e conoscenze che possono derivare solo dalla sperimentazione animale.
La cosa non è difficile, nemmeno per gli animalisti più ritardati. In sintesi, l’organismo è “perfetto” per riprodurlo su altri supporti dovremmo avere una conoscenza perfetta dello stesso, se la avessimo allora non saremmo qui a parlare di sperimentazione.
Qualcuno potrà dirmi che gli organismi dei vari animali non umani siano sostanzialmente differenti da quello dell’uomo. Si, grazie lo sapevamo già, ho una brutta notizia, sono proprio queste differenze che vengono selettivamente sfruttate. In ogni modello ci sono dei limiti, per ora quello animale è quello con meno limiti che abbiamo. Paradossalmente la fase preclinica se compiuta su un essere umano risulta essere meno efficiente rispetto alla stesso tipo di studi compiuti sulle cavie murine.
Riportandoci al discorso etico, ci troviamo davanti a individui che rompono, senza comprenderne le conseguenze, quel primordiale accordo di reciproca collaborazione che assicura l’esistenza stessa della società. Come detto precedentemente è la società stessa che fa da condizione necessaria, ma non sufficiente, all’esistenza dell’etica. Ritengo quindi che una forma di etica che uccide le basi dell’ etica stessa non può essere definita etica, per una semplice serie di motivi. Un’etica antisociale trascina la società nel baratro, da uno stato di diritto a uno di natura.
Questo costringerebbe gli esseri umani a regredire ad una situazione in cui la loro stessa esistenza è votata alla necessità.
Termino con un invito e una riflessione:
Gradirei che gli animalisti e antispecisti si facessero pionieri di questo loro pensiero e lo applicassero fornendoci informazioni su come è vivere in “armonia” con la natura, tra una zecca e l’altra privi di un sistema sociale. Questo li riporta ad una situazione antiumana, nemmeno il sistema tribù sarebbe possibile mantenere.
Provare per credere.
Mi spiace molto per questa gente, hanno un ideale incompatibile con la realtà, insostenibile da ogni punto di vista. Sono come dei polli in una scatola che cercano di volare e che ad un salto più virtuoso accusano gli altri di non provarci. Il fatto è che è proprio grazie agli altri e al sistema sociale che minacciano che gli sono concessi i benefici necessari per saltare.
Vassili.
Scusate l’assenza, vari impegni mi hanno impedito di occuparmi di questo blog. L’argomento di discussione che propongo oggi non è solo attuale ma contiene un paradosso di complessa risoluzione. Non voglio occuparmi di fatti, non citerò gli eventi del dipartimento di farmacologia di Milano o gli attacchi al M. Negri.
Quello di cui mi occuperò è di far luce sui punti cardine di quel movimento filosofico denominato “antispecismo”, comprendere gli attriti con lo “specismo” e trarre alcuni semplici conclusioni.
Prima di tutto, cosa è l’antispecismo? (Cito da Wikipedia)
L'antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che si oppone allo specismo.
Il primo autore a parlare di «specismo» fu lo psicologo Richard D. Ryder. Egli sostiene l'esigenza di smascherare che il più grosso "errore morale" che contraddistingue la società occidentale antropocentrica risiede nel suo rifiutarsi di riservare un trattamento egualitario agli esseri non umani solo per ragioni connesse all'assenza di un legame di specie.
L'approccio antispecista ritiene che:
• Le capacità di sentire (di provare sensazioni come piacere e dolore), di interagire con l'esterno, di manifestare una volontà, di intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative della specie umana
• L'attribuzione di tali capacità agli animali di specie non umana comporti un cambiamento essenziale del loro status etico, da equiparare a quello normalmente riconosciuto agli animali di specie umana;
• Da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra individui umani ed individui non umani.
• Ogni essere senziente possiede diritti esistenziali che dovrebbero essere riconosciuti dall'umanità, indipendentemente dal loro modo di vivere, ovviamente diverso da quello umano.
È possibile discutere i punti in ordine:
Gli animali sono certamente in grado di provare sensazioni fisiche, questo non credo si possa mettere in discussione, la vera domanda è se effettivamente siano autocoscienti e questo avviene solo nelle scimmie antropomorfe. Per quelli che non lo sono, si può parlare di dolore, difficilmente di sofferenza psicologica ma piuttosto di stress.
Del problema etico se ne discuterà successivamente così come è importante comprendere come i principi antispecisti cambierebbero la società attuale.
I diritti di ogni essere vivente sono, per quanto mi riguarda, sacrosanti. Il diritto termina, per antonomasia, quando entra in conflitto con le leggi di natura.
Andiamo al succo ora, quali sono gli effetti di un estremismo cieco e sfrontato? Cosa accade quando si giunge all’assolutizzazione del pensiero antispecista che ispira le correnti di pensiero animaliste?
La società può essere definita come un insieme di individui che cooperano per uno scopo comune, intrattengono relazioni che permettono vantaggio reciproco tra gli individui che ne fanno parte.
La società umana, intrattiene rapporti con altre specie animali e si instaurano dei rapporti tali da permettere, nel caso di animali domestici, di allargare il concetto di società umana anche ad altre specie. Da qui, c’è un errore abbastanza rilevante nell’affermare che la nostra è una società specista in senso unidirezionale, perché non è un sistema chiuso che prevede interazioni tra soli individui umani. Pensate a cani e gatti, diamo loro da mangiare e riceviamo in cambio compagnia e affetto. Si potrebbe parlare di specismo nei confronti del bestiame ma anche in quel caso è uno sfruttamento con riserva.
Da un punto di vista pratico siamo disposti a concedere determinati diritti ad alcuni animali, e parlo di concedere perché solo l’uomo è in grado di concepire il diritto, non abbiamo altri esempi in natura.
“Come conciliare un perfetto antispecismo con il sistema sociale?” Questa è una domanda interessante, ma ancora più affascinante è cercare di comprendere se effettivamente l’etica antispecista può garantire la sopravvivenza dell’etica stessa.
Mettiamola così, 4 esaltati entrano in un laboratorio aprono le gabbie e liberano animali impiegati in importanti ricerche sulle malattie neurodegenerative. A chi hanno fatto danno? Ai propri simili. Alcuni animalisti dicono che se in una ipotetica situazione di pericolo potessero salvare un cane o un bambino questi sceglierebbero il cane.
La sperimentazione animale è necessaria per il progresso delle scienze biomediche. Ora non che io sia una voce autorevole, sono un umile studente di medicina non corrotto dalle lobby, anzi se c’è qualche lobby che mi sta leggendo mi piacerebbe un loro contributo economico perché l’affitto pesa ;P.
Il modo più semplice di spiegare il perché la sperimentazione animale è necessaria risiede in un paradosso. Se sapessimo tutto non avremmo bisogno di sperimentare, anche supponendo che il limite tecnologico che impone delle severe restrizioni all’utilizzo dei metodi alternativi non esistesse, comunque il perfezionamento dei metodi alternativi richiede continui approfondimenti e conoscenze che possono derivare solo dalla sperimentazione animale.
La cosa non è difficile, nemmeno per gli animalisti più ritardati. In sintesi, l’organismo è “perfetto” per riprodurlo su altri supporti dovremmo avere una conoscenza perfetta dello stesso, se la avessimo allora non saremmo qui a parlare di sperimentazione.
Qualcuno potrà dirmi che gli organismi dei vari animali non umani siano sostanzialmente differenti da quello dell’uomo. Si, grazie lo sapevamo già, ho una brutta notizia, sono proprio queste differenze che vengono selettivamente sfruttate. In ogni modello ci sono dei limiti, per ora quello animale è quello con meno limiti che abbiamo. Paradossalmente la fase preclinica se compiuta su un essere umano risulta essere meno efficiente rispetto alla stesso tipo di studi compiuti sulle cavie murine.
Riportandoci al discorso etico, ci troviamo davanti a individui che rompono, senza comprenderne le conseguenze, quel primordiale accordo di reciproca collaborazione che assicura l’esistenza stessa della società. Come detto precedentemente è la società stessa che fa da condizione necessaria, ma non sufficiente, all’esistenza dell’etica. Ritengo quindi che una forma di etica che uccide le basi dell’ etica stessa non può essere definita etica, per una semplice serie di motivi. Un’etica antisociale trascina la società nel baratro, da uno stato di diritto a uno di natura.
Questo costringerebbe gli esseri umani a regredire ad una situazione in cui la loro stessa esistenza è votata alla necessità.
Termino con un invito e una riflessione:
Gradirei che gli animalisti e antispecisti si facessero pionieri di questo loro pensiero e lo applicassero fornendoci informazioni su come è vivere in “armonia” con la natura, tra una zecca e l’altra privi di un sistema sociale. Questo li riporta ad una situazione antiumana, nemmeno il sistema tribù sarebbe possibile mantenere.
Provare per credere.
Mi spiace molto per questa gente, hanno un ideale incompatibile con la realtà, insostenibile da ogni punto di vista. Sono come dei polli in una scatola che cercano di volare e che ad un salto più virtuoso accusano gli altri di non provarci. Il fatto è che è proprio grazie agli altri e al sistema sociale che minacciano che gli sono concessi i benefici necessari per saltare.
Vassili.
mercoledì 4 settembre 2013
Libertà, un tot al chilo (piccola riflessione)
-Scusi. un Kg di pane…
-Sono 10 unità di libertà
-Ecco a lei…
La ringrazio. buona giornata.
Sembra paradossale, ma non lo è.
La storia ci ha sempre insegnato che la libertà può divenire un’ottima valuta di scambio.
Non ho intenzione di fare un ragionamento storico, non voglio fare propaganda, quello che segue è solo una riflessione sui motivi che possono spingere un essere umano a cedere i suoi diritti per inseguire una visione, un’illusione.
Mi trovo sempre a sorridere quando parlo con certi sostenitori del nazionalismo, il fatto è che loro spesso hanno le idee chiare su come dovrebbero andare le cose in un Paese, questo bisogna ammetterlo. Purtroppo hanno sempre quel piccolo difettuccio, che risiede nel fatto che per far reggere le loro tesi e per costruire il loro mondo, dovrebbero invadere la libertà altrui, la mia compresa.
Ovviamente non vi sto a dire che la cosa mi sta sul culo.
No, nessuno venga a farmi dietrologia sul significato della libertà. Partiamo dal presupposto che la libertà è uno stato mentale che si riflette nella possibilità di compiere determinate azioni.
Non esiste la libertà se non in un’ottica di “poter fare”. Ogni epoca ha la sua libertà, circoscritta da confini che la limitano e che sono sempre apparsi limitanti per alcuni, meno per altri.
Nessuno può fare della libertà la propria bandiera, non può farlo il nazionalismo, non può farlo la democrazia o l’anarchia. Nessun sistema è capace di garantire LA libertà.
Ovviamente, credo sia possibile ampliare il ventaglio delle possibilità di ogni individuo in modo tale che riesca a vivere il proprio SENSO di libertà
Una società civile deve essere consapevole che non può fare a meno di espandere il ventaglio del “poter fare” di ogni individuo, meno che non voglia essere un fattore limitante per la crescita spirituale e culturale di ognuno.
Proprio questo i nazionalisti stentano a comprendere, probabilmente una economia strettamente controllata e gestita in modo corretto può anche arrivare a raddoppiare o triplicare il PIL. Almeno da quanto loro sostengono circa l’applicazione dei principi nazionalisti in altri Paesi, spesso del terzo mondo.
L’applicazione dei principi del nazionalismo sono stati in grado di aumentare la produttività del Paese, migliorare la qualità della vita, che ancora in modo ottuso si continua a giudicare esclusivamente dai consumi e non dalla produzione innovazioni culturali o dal contributo che una nazione offre all’espansione del libero pensiero.
Ovviamente, il libero pensiero non può prescindere dall’incontro e dallo scontro di opinioni differenti.
Il difettuccio insignificante delle forme conosciute e applicate del nazionalismo risiede nel fatto che per far si che il “Paese ideale” funzioni si necessita di una straordinaria omologazione del pensiero. Se l’ingranaggio si inceppa il sistema comincia a crollare. Lo sapevano bene i vari Stalin e i vari Hitler per questo le “purghe” erano all’ordine del giorno.
Qualcuno potrà dire che l’omologazione del pensiero esiste anche oggi. Non posso che dire che è vero, tuttavia, in uno stato fascista o comunista, queste mie parole potrebbero essere affogate nel mio stesso sangue. Con il sistema attuale no, e questa è una scomoda verità per alcuni.
A me sarebbe impossibile scrivere quello che più mi piace e a voi di leggere quello che più vi pare. Ritengo il potermi esprimere così liberamente una componente essenziale del mio “poter fare”. La domanda è…
Quando sarei disposto restringere il mio ventaglio di possibilità in favore di provvedimenti che implichino una costrizione delle stesse?
Bè, semplicemente ho il brutto vizio mangiare e quello purtroppo ha la priorità, nulla può essere fatto senza niente nello stomaco e non so fino a che punto preferirei scrivere sul mio blog invece di mangiare.
Se ci sono grandi eroi pronti a morire per le proprie idee, questo è il momento di abbandonare il post.
Trovo ridicolo che ci sia gente che pensi di sapere cosa farebbe in situazioni che non ha mai vissuto.
La mia non è un'ammissione di viltà, ma un monito.
L’attuale sistema è quello della democrazia rappresentativa, quindi no, non sta scritto in nessun cazzo di posto che dovete decidere voi sulle politiche di un Paese. Il vostro diritto/dovere è quello di votare, dato che la maggior parte della popolazione è incompetente sulla maggior parte degli argomenti che permeano la vita politica di un Paese, fate un atto di umiltà e mettetevi da parte.
Non siete in grado, non che i politici che abbiamo siano competenti ,ma la presunzione di saper fare di meglio è irritante.
Probabilmente nell’era post Grillo può sembrare assurdo, ma il voto ha un potere enorme. E questo non sempre è un vantaggio. Tuttavia il fatto di poter deporre “dittature a tempo determinato” mettendo una scheda in un buco rappresenta già un’ottima conquista. Che poi mettiate crocette a cazzo di cane come negli ultimi 40-50 anni è solo un sintomo di quanto disastrosa sarebbe la democrazia diretta.
Ovviamente, in un sistema autoritario come quello basato sui principi nazionalisti questa possibilità viene meno. In pratica ai fascisti la democrazia potrà fare anche schifo, ma nel momento in cui uno Stato fascista cominciasse a fare delle immense cazzate, verrebbe meno anche la possibilità di esiliare certe persone dal buco da dove sono uscite.
Nel caso della democrazia diretta invece, la colpa non è di nessuno e quando la colpa non è di nessuno si fa fatica a capire chi e dove si sbaglia.
Ancora non credete che la democrazia per certi versi sia una gran cosa?
Il fatto è questo, bisogna mettersi una mano sulla coscienza. Bisogna costantemente prestare estrema attenzione alle nostre scelte, tutti noi abbiamo una grande responsabilità. Facendo le scelte sbagliate molto probabilmente, finiti i soldi, ci toccherà usare la libertà come valuta di scambio.
Vassili
-Sono 10 unità di libertà
-Ecco a lei…
La ringrazio. buona giornata.
Sembra paradossale, ma non lo è.
La storia ci ha sempre insegnato che la libertà può divenire un’ottima valuta di scambio.
Non ho intenzione di fare un ragionamento storico, non voglio fare propaganda, quello che segue è solo una riflessione sui motivi che possono spingere un essere umano a cedere i suoi diritti per inseguire una visione, un’illusione.
Mi trovo sempre a sorridere quando parlo con certi sostenitori del nazionalismo, il fatto è che loro spesso hanno le idee chiare su come dovrebbero andare le cose in un Paese, questo bisogna ammetterlo. Purtroppo hanno sempre quel piccolo difettuccio, che risiede nel fatto che per far reggere le loro tesi e per costruire il loro mondo, dovrebbero invadere la libertà altrui, la mia compresa.
Ovviamente non vi sto a dire che la cosa mi sta sul culo.
No, nessuno venga a farmi dietrologia sul significato della libertà. Partiamo dal presupposto che la libertà è uno stato mentale che si riflette nella possibilità di compiere determinate azioni.
Non esiste la libertà se non in un’ottica di “poter fare”. Ogni epoca ha la sua libertà, circoscritta da confini che la limitano e che sono sempre apparsi limitanti per alcuni, meno per altri.
Nessuno può fare della libertà la propria bandiera, non può farlo il nazionalismo, non può farlo la democrazia o l’anarchia. Nessun sistema è capace di garantire LA libertà.
Ovviamente, credo sia possibile ampliare il ventaglio delle possibilità di ogni individuo in modo tale che riesca a vivere il proprio SENSO di libertà
Una società civile deve essere consapevole che non può fare a meno di espandere il ventaglio del “poter fare” di ogni individuo, meno che non voglia essere un fattore limitante per la crescita spirituale e culturale di ognuno.
Proprio questo i nazionalisti stentano a comprendere, probabilmente una economia strettamente controllata e gestita in modo corretto può anche arrivare a raddoppiare o triplicare il PIL. Almeno da quanto loro sostengono circa l’applicazione dei principi nazionalisti in altri Paesi, spesso del terzo mondo.
L’applicazione dei principi del nazionalismo sono stati in grado di aumentare la produttività del Paese, migliorare la qualità della vita, che ancora in modo ottuso si continua a giudicare esclusivamente dai consumi e non dalla produzione innovazioni culturali o dal contributo che una nazione offre all’espansione del libero pensiero.
Ovviamente, il libero pensiero non può prescindere dall’incontro e dallo scontro di opinioni differenti.
Il difettuccio insignificante delle forme conosciute e applicate del nazionalismo risiede nel fatto che per far si che il “Paese ideale” funzioni si necessita di una straordinaria omologazione del pensiero. Se l’ingranaggio si inceppa il sistema comincia a crollare. Lo sapevano bene i vari Stalin e i vari Hitler per questo le “purghe” erano all’ordine del giorno.
Qualcuno potrà dire che l’omologazione del pensiero esiste anche oggi. Non posso che dire che è vero, tuttavia, in uno stato fascista o comunista, queste mie parole potrebbero essere affogate nel mio stesso sangue. Con il sistema attuale no, e questa è una scomoda verità per alcuni.
A me sarebbe impossibile scrivere quello che più mi piace e a voi di leggere quello che più vi pare. Ritengo il potermi esprimere così liberamente una componente essenziale del mio “poter fare”. La domanda è…
Quando sarei disposto restringere il mio ventaglio di possibilità in favore di provvedimenti che implichino una costrizione delle stesse?
Bè, semplicemente ho il brutto vizio mangiare e quello purtroppo ha la priorità, nulla può essere fatto senza niente nello stomaco e non so fino a che punto preferirei scrivere sul mio blog invece di mangiare.
Se ci sono grandi eroi pronti a morire per le proprie idee, questo è il momento di abbandonare il post.
Trovo ridicolo che ci sia gente che pensi di sapere cosa farebbe in situazioni che non ha mai vissuto.
La mia non è un'ammissione di viltà, ma un monito.
L’attuale sistema è quello della democrazia rappresentativa, quindi no, non sta scritto in nessun cazzo di posto che dovete decidere voi sulle politiche di un Paese. Il vostro diritto/dovere è quello di votare, dato che la maggior parte della popolazione è incompetente sulla maggior parte degli argomenti che permeano la vita politica di un Paese, fate un atto di umiltà e mettetevi da parte.
Non siete in grado, non che i politici che abbiamo siano competenti ,ma la presunzione di saper fare di meglio è irritante.
Probabilmente nell’era post Grillo può sembrare assurdo, ma il voto ha un potere enorme. E questo non sempre è un vantaggio. Tuttavia il fatto di poter deporre “dittature a tempo determinato” mettendo una scheda in un buco rappresenta già un’ottima conquista. Che poi mettiate crocette a cazzo di cane come negli ultimi 40-50 anni è solo un sintomo di quanto disastrosa sarebbe la democrazia diretta.
Ovviamente, in un sistema autoritario come quello basato sui principi nazionalisti questa possibilità viene meno. In pratica ai fascisti la democrazia potrà fare anche schifo, ma nel momento in cui uno Stato fascista cominciasse a fare delle immense cazzate, verrebbe meno anche la possibilità di esiliare certe persone dal buco da dove sono uscite.
Nel caso della democrazia diretta invece, la colpa non è di nessuno e quando la colpa non è di nessuno si fa fatica a capire chi e dove si sbaglia.
Ancora non credete che la democrazia per certi versi sia una gran cosa?
Il fatto è questo, bisogna mettersi una mano sulla coscienza. Bisogna costantemente prestare estrema attenzione alle nostre scelte, tutti noi abbiamo una grande responsabilità. Facendo le scelte sbagliate molto probabilmente, finiti i soldi, ci toccherà usare la libertà come valuta di scambio.
Vassili
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